Primarie Usa:Kerry si porta sul 3-0
Usa, lo confermano i primi sondaggi
Il terzo duello televisivo tra l'attuale presidente americano George W. Bush e lo sfidante democratico alla Casa Bianca John Kerry è stato vinto da quest'ultimo. Questo almeno il risultato dei sondaggi effettuati subito dopo il dibattito, organizzato in vista delle elezioni presidenziali Usa del 2 novembre. Durante la diretta i due politici hanno parlato a lungo temi di politica interna: sicurezza, terrorismo, sanità, occupazione e bioetica.

Nella finalissima dei tre dibattiti presidenziali, svoltosi all'Università dell' Arizona a Tempe, il presidente Bush e il suo rivale John Kerry si sono affrontati sui temi che stanno più a cuore agli elettori americani: la sicurezza delle loro famiglie dai terroristi, la sanità, l'occupazione, la bioetica.
Dopo i primi due due match, che avevano mostrato un Bush indebolito e un Kerry in rimonta, l'attuale presidente degli Stati Uniti ha cercato di recuperare applicando a Kerry l'etichetta di "liberal" che suo padre nel 1988 con successo attaccò a un altro uomo politico del Massachusetts, l'allora governatore e sfidante Michael Dukakis: "C'è un centro nella politica americana e lei siede all'estremo della sponda sinistra", ha detto Bush paragonando poi per tre volte in 90 minuti Kerry all'altro senatore del Massachusetts Ted Kennedy, noto per le sue posizioni progressiste: "Direi che al confronto di Kennedy, Kerry è il senatore conservatore del Massachusetts".
Ma il candidato democratico, che i sondaggi della vigilia davano testa a testa con il rivale, ha respinto l'agguato repubblicano. Ha accusato l'inquilino della Casa Bianca di "esser corso alla guerra" e di aver lasciato all'America "l'enorme peso del conflitto in Iraq".
Ecco temi e strategie del terzo duello tv:
BUSH, LA MUTUA DI KERRY E' PROMESSA VUOTA - Kerry ha addossato a Bush i molti mali che affliggono l'America e in
particolare i cinque milioni di americani che hanno perso l'assistenza sanitaria negli ultimi quattro anni. "Il presidente ha voltato le spalle al benessere dell'America", ha detto il senatore democratico. Bush ha risposto che il piano del rivale di allargare l'assicurazione per la salute degli americani è una "promessa vuota" che costera' ai contribuenti cinquemila miliardi di dollari. "La chiamo "fai un'offerta e ritiri la mano"', ha detto Bush della proposta di Kerry di offrire l'assicurazione per la salute a milioni di americani che non ce l'hanno. Se gli americani gli daranno la fiducia alle urne del 2 novembre, Kerry ha promesso di "di rimettere l'America al lavoro", e ha contestato a Bush di essere il primo presidente da 72 anni ad avere perso posti di lavoro durante il suo
mandato.
SICUREZZA PRIMO TEMA - Il formato del dibattito era identico al primo scontro in cui Kerry era uscito nettamente vincitore. Due contendenti in piedi dietro podii gemelli, staccati tre metri l'uno dall'altro. Bush anche stavolta è stato il primo a perdere le staffe, rompendo la regola che vietava di rivolgersi direttamente all'avversario e sbattendo ripetutamente il palmo delle mani sul podio. La prima domanda del dibattito è stata sulla sicurezza dell'America. Il moderatore Bob Schieffer della Cbs l'ha fatta a John Kerry che ha ricordato agli elettori come Osama bin Laden sia ancora libero perchè la sua caccia è stata "appaltata all'estero". "Il presidente ha detto che non si preoccupa di bin Laden", ha accusato Kerry e Bush l'ha deriso: "Mai detto, è una delle esagerazioni della campagna". Ma nell'analisi del dopo dibattito la Nbc ha ripescato la frase, pronunciata effettivamente da Bush dal podio della Casa Bianca.
PROBLEMA VACCINI - Schieffer ha poi chiesto a Bush, prendendolo in contropiede, cosa è successo ai vaccini dell'influenza che quest'anno in America non sono disponibili. "Avevamo chiesto a una società britannica di fornirne molti perchè le nostre società avevano paura delle cause di malasanità e non si impegnano a produrre vaccini, ma i vaccini inglesi erano contaminati", ha spiegato Bush. E ha poi aggiunto che gli Stati Uniti stanno "lavorando con il Canada" per procurarsi nuove dosi. Nel secondo dibattito presidenziale Bush si era schierato a spada tratta per non permettere agli americani di acquistare le medicine "poco sicure" prodotte oltre il confine canadese.
BUSH E' TONY SOPRANO DEL BUDGET - Si è parlato di responsabilità fiscale a fronte del colossale deficit e del surplus che Bush aveva invece ereditato da Bill Clinton. Kerry ha usato una battuta a effetto: "Sentirsi fare la lezione sulla responsabilità fiscale da questo presidente ècome sentire Tony Soprano parlare di Legge e Ordine". Si è poi parlato di aborto, tangenzialmente di cellule staminali e molto di nozze gay. Come aveva fatto il suo numero due John Edwards, Kerry ha citato il caso di Mary Cheney, la figlia lesbica del vice-presidente Dick Cheney: "L'omosessualità non è una scelta, è una condizione con cui si nasce e spesso si combatte", ha detto il candidato democratico dichiarandosi favorevole al riconoscimento alle coppie gay degli stessi diritti civili che
spettano alle coppie eterosessuali. Bush si è detto contro i matrimoni gay e a favore di un emendamento costituzionale che riconosca "la santita"' dell'unione esclusiva tra uomo e donna.
DIBATTITO SU FEDE E POLITICA - "Decido sulla base di principi, non della religione, ma la religione è una parte di me", ha detto Bush al moderatore che gli chiedeva di definire la sua fede. "In questo paese dobbiamo imparare ad amare un po' di più il rossimo", ha replicato Kerry evocando i precetti della Chiesa Cattolica che gli furono impartiti da bambino al catechismo. "In America ogni fede ha diritto di cittadinanza, cristiana, ebrea, musulmana", ha detto Bush facendo professione di tolleranza e mettendosi la mano sul cuore. "Quando sarò presidente ogni fede avrà diritto di cittadinanza. E anche il diritto a non avere una fede", ha replicato Kerry
Il senatore John Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca, va dunque sul 3 a 0, nel conto dei dibattiti in diretta televisiva con il presidente George W. Bush, in vista delle elezioni del 2 novembre. E' il giudizio a caldo di molti commentatori delle tv Usa, appena concluso il confronto sulla politica interna nell'Auditorium dell'Arizona State University di Tempe. Ma non tutti sono concordi, pur se un primissimo sondaggio Cnn dà un risultato piuttosto netto: 52% danno la vittoria a Kerry nel dibattito, 39% a Bush. Il senatore s'era già aggiudicato, sempre in base ai sondaggi, in modo netto il primo dibattito, il 30 settembre, e in modo più contrastato il secondo, l'8 ottobre, che aveva la formula del dialogo con gli elettori. In campo democratico, già si canta vittoria: "Non era mai successo che un presidente perdesse tutti i dibattiti", dicono i portavoce della campagna sguinzagliati sulla varie reti. Ma in campo repubblicano non si ammette la sconfitta. Anzi, i portavoce della campagna parlano della prestazione di Bush come "molto positiva", anche se qualcosa nella rigidità facciale del presidente ha colpito i telespettatori, abituati alla mimica persino eccessiva mostrata nel primo dibattito. I commentatori avvertono che, se anche risulterà, da sondaggi più accurati e attendibili, che Kerry ha davvero vinto il dibattito, questo non vuol dire che il democratico abbia il successo in tasca nelle elezioni del 2 novembre: i contendenti restano spalla a spalla in una gara incertissima.
