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28/9/2004

"Se muoiono loro, muori anche tu"

Parla l'iracheno rapito con le italiane

"Pensavano che fossi italiano": parola di Raad Ali' Abdul Aziz, l'ingegnere iracheno sequestrato e liberato con la Torretta, la Pari e la Bassan. Da Baghdad l'uomo racconta che "per portarci nel covo ci hanno messo quattro ore d'auto. I primi tre giorni sono stati bruttissimi. Ero costantemente interrogato, pensavano che fossi italiano. Fino a quando non si sono convinti che non lo ero, forse quando hanno cominciato a sentire i mezzi d'informazione."

"Fin dal primo momento, - dice ai microfoni di SkyTg24 - mi hanno messo in isolamento, in una stanza per conto mio. Le ragazze non le ho mai viste, tranne stamattina quando ci hanno portati via. I carcerieri erano iracheni, dopo il terzo giorno hanno cominciato a trattarmi bene, mi davano da mangiare e mi dicevano che il mio destino era legato a quello delle ragazze: "se moriranno morirai con loro, sennò vivrai anche te". Sono sempre rimasto con gli occhi bendati, anche per quattro giorni di seguito, e quando mi toglievano la benda mi dicevano che non dovevo assolutamente guardarli in faccia, nè ascoltare i loro discorsi. Io ho sempre obbedito. Una volta mi hanno filmato, ma non ricordo bene quando nè perchè, ero molto confuso".

Il racconto si conclude con la giornata della liberazione. "Mi hanno detto: "oggi ti liberiamo". Mi hanno fatto salire su una macchina con le ragazze. Io avevo la barba lunga di tre settimane, mi hanno ripreso mentre ci hanno liberati. Il signore italiano che ci ha ricevuto era molto gentile, ci ha tranquillizzati e subito dopo ci hanno separati. Io sono stato portato a casa e non ho più visto le ragazze. Appena sono tornato a casa mia moglie mi ha raccontato tutto quello che avete fatto voi in Italia per noi, e voglio ringraziarvi di cuore, uno a uno".