Il sequestro delle 2 italiane
La cronaca giorno dopo giorno
Dal primo all'ultimo giorno: ecco in sintesi le principali tappe del sequestro di Simona Pari e Simona Torretta.

7 settembre - Le due volontarie Simona Torretta e Simona Pari, vengono prese in ostaggio intorno alle 16 ora di Baghdad (le 14 in Italia) da un commando di una ventina uomini armati negli uffici dell'ong "Un ponte per..." in un quartiere centralissimo della capitale irachena, al Wuehda, nella piazzetta Al Andalos, a poca distanza dall'hotel Palestine. Le due italiane, Torretta (29 anni, di Roma) e Pari (29 anni, di Rimini) sono prelevate assieme a due colleghi iracheni, Raed Ali Abdul Aziz, un ingegnere che fa parte dello staff di un 'Un ponte per...' e Mahnaz Bassam, una collaboratrice di Intersos.
8 settembre - Sul sito internet islamic-minbar.com viene pubblicata una prima rivendicazione del rapimento. Un gruppo, che si definisce 'Ansar Al Zawahiri' (I seguaci di Al Zawahiri), dice che questo è soltanto il primo colpo che viene inflitto all'Italia: "Con il destino di queste due signore, italiani, vi vogliamo punire perch‚ avete usurpato la terra dei musulmani e ucciso dei musulmani. Attendi da noi, Berlusconi, altri colpi. Dio è grande. Gloria all'islam, se Dio vi sostiene nessuno vi sconfiggerà".
- Si moltiplicano gli appelli e le iniziative di solidarietà per il rilascio, anche fra le associazioni musulmane italiane e internazionali.
- Il governo italiano si siede allo stesso tavolo con le forze politiche dell'opposizione, che al termine della riunione a palazzo Chigi confermano "la loro disponibilità ad ogni collaborazione venisse richiesta dal governo" ed esprimono una condanna "totale e incondizionata" del terrorismo.
9 settembre - Il sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver inizia al Cairo un tour in cinque capitali del Medio Oriente, con l'obiettivo di mobilitare le associazioni femminili del mondo arabo in favore del rilascio delle due volontarie. "Per favore aiutate queste due giovani donne a tornare alle loro famiglie, al loro Paese, in condizioni di sicurezza, prima possibile, senza condizioni" recita un messaggio lanciato ai microfoni di Al Jazeera dal sottosegretario.
- Il ministro degli Esteri, Franco Frattini convoca a Roma i ministri della Lega Araba. "Nel momento del nuovo ricatto è evidente che il governo italiano non cambierà strada - dichiara Frattini - Manterremo diritta la barra, ma lo stiamo facendo coinvolgendo nella crisi con buoni argomenti anche i partiti di opposizione".
10 settembre - Torna a farsi sentire su Web il gruppo islamico che si attribuisce il rapimento delle due cittadine italiane sequestrate in Iraq. Nel comunicato, il gruppo dà un ultimatum di 24 ore al governo italiano perch‚ faccia liberare tutte le musulmane detenute in Iraq. In cambio non promette la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta ma "poche, pochissime informazioni" sulla loro sorte.
- Il presidente iracheno, Ghazi al Yawer, ricevuto a Palazzo Chigi, esprime perplessità sull'attendibilità della rivendicazione comparsa oggi su Internet ma ha "assicurato la massima disponibilità e apertura in ogni circostanza per pervenire a una soluzione della vicenda nella consapevolezza del generoso contributo che l'Italia fornisce al popolo iracheno". Migliaia di persone scendono in piazza a Roma per una fiaccolata di solidarietà alle due Simone e i loro due colleghi iracheni rapiti.
12 settembre - Secondo ultimatum all'Italia, comparso ancora una volta su un sito Web. Nel messaggio, siglato da un gruppo sunnita, si fa riferimento al rapimento di Simona Pari e Simona Torretta, e viene intimato il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq entro 12 ore. Il primo ultimatum, firmato da Ansar al Zawahiri, sulla cui veridicità sono stati avanzati molti dubbi, è scaduto il giorno prima. Secondo il governo, il nuovo messaggio è scarsamente attendibile.
13 settembre - Frattini parte per una missione nel Golfo. "Faccio appello alla sensibilità, all'affetto e al cuore dei musulmani, vi chiedo di liberare questi ostaggi, fate che le nostre ragazze possano tornare a casa" dichiara il ministro degli Esteri nella grande Moschea di Kuwait City, dove è ricevuto dal direttore Waleed Alfadel.
- Appello per il rilascio dal Consiglio degli Ulema di Baghdad.
14 settembre - A Bruxelles il presidente dell'Iraq Ghazi Al Yawer assicura al segretario generale Nato, Jaap De Hoop Scheffer, che "il governo iracheno farà tutto quello che può per il rapido rilascio di tutti gli ostaggi". Scheffer ribadisce che l'Alleanza Atlantica "deplora la perdita di vite innocenti e il rapimento di ostaggi, di cui conosciamo nomi e volti: i due giornalisti francesi, le due Simone, ora rapiscono perfino le donne".
- Frattini rientra in Italia e informa il premier Berlusconi sul risultato della missione nel Golfo.
15 settembre - Frattini riferisce alle Commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato. Il suo è un appello agli Stati Uniti per evitare la morte di civili innocenti nelle operazioni in Iraq. Frattini esprime la convinzione che il successo dell'azione di Governo per la liberazione delle italiane rapite in Iraq "è possibile", e conferma "l'assoluto riserbo" al quale resta improntata la strategia dell'esecutivo.
17 settembre - Servizi segreti stranieri avanzano l'ipotesi che le due Simone siano vive e si trovino a Fallujah. I rapitori le avrebbero trasferite nella città sunnita dopo un breve periodo di detenzione presso Abu Ghraib. Su Fallujah proseguono i bombardamenti americani.
18 settembre - Secondo altre fonti, fra cui il viceministro degli Esteri iracheno Hamid Al Bayati, le due giovani volontarie dell'organizzazione non governative 'Un ponte per...' sarebbero state prima sequestrate da un commando di ex baathisti e poi vendute a un gruppo che fa riferimento all'estremista palestinese con passaporto giordano, Abu Musab al Zarqawi, considerato il luogotenente di Al Qaida in Iraq. Le fonti confermano che le due italiane si troverebbero a Fallujah.
19 settembre - "Un Ponte per..." lancia un filmato diretto ai media. Il video, in versione italiana, araba ed inglese, della durata di 4 minuti circa, traccia i profili di Simona, Ra'ad, Manhaz e Simona attraverso le loro parole. I loro volti si alternano alle immagini dell'Iraq, dalle centrali di purificazione delle acque, ai volti sofferenti dei malati a cui vengono distribuiti i medicinali, fino ai bambini nelle scuole. Il filmato, trasmesso dalle emittenti Al Jazeera e Al Arabiya, si conclude con l'appello 'Liberate la pace'.
20 settembre: "Attendiamo con trepidazione che vengano restituite all'amore delle loro famiglie". Così il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico, lancia un nuovo accorato appello per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta: "Facciamo risuonare tutti insieme la voce della nostra speranza - ha detto -: liberatele".
21 settembre - Con un comunicato diffuso attraverso un sito islamico, il gruppo 'Monoteismo e guerra santa' di Abu Musab al Zarqawi smentisce di aver "acquistato" da delinquenti comuni le due operatrici umanitarie. "E' stato annunciato che il gruppo Tawhid wal Jihat (monoteismo e guerra santa) avrebbe acquistato i due ostaggi italiani dai loro sequestratori. Affermiamo che questa informazione è falsa" recita il testo. Stando alle informazioni in possesso del Sismi, le due ragazze sarebbero ancora vive.
22 settembre - "Da 16 giorni - recita un comunicato pubblicato sul web da 'Un ponte per...' - si scrivono ipotesi e ricostruzioni sul sequestro di Ra'ad, Manhaz, Simona e Simona. Oggi ne abbiamo lette di nuove. Tutte le notizie e letture possono avere elementi di verità, ogni tentativo di chiarire è il benvenuto. Ma la somma rimane zero. E' ancora tutto possibile, ogni scenario è aperto. Continuiamo a non credere a nulla. Solo il sorriso di tutti e quattro davanti ai nostri occhi ci potrà rasserenare".
23 settembre - Due messaggi in dodici ore, apparsi su siti web islamici, annunciano la presunta uccisione di Simona Torretta e Simona Pari. Il primo messaggio, giunto poco dopo la mezzanotte e firmato dal gruppo "Organizzazione della Guerra Santa in Iraq", viene giudicato inattendibile dai nostri servizi segreti e dal governo. Il secondo, arrivato poco prima delle 11, siglato dalla organizzazione "Seguaci di al Zawahri" (Ansar al Zawahri), è al vaglio delle autorità. In questo secondo messaggio si annuncia "a breve" un video comprovante l'avvenuta decapitazione delle due ragazze italiane. Video mai pervenuto. Il comunicato del 22 sera era stato pubblicato su un sito, www.openforum.ws/vb/showthred.php?t 'Yaislah.org' usato il dodici settembre quando proprio Ansar al Zawahri lanciò un ultimatum al governo italiano minacciando l'uccisione delle due volontarie se Roma non avesse ritirato le truppe dall'Iraq. Il secondo comunicato invece è stato pubblicato sul sito Yaislah.org. Nel secondo messaggio le due operatrici umanitarie sono state definite "agenti criminali dell'intelligence italiana". Le loro teste - si dice - "sono state recise da un coltello senza pietà ne' compassione". Improntate alla cautela le reazioni del governo italiano. "Il Governo si è attivato in tutte le direzioni e al momento non è stato trovato alcun riscontro. Si invita perciò alla massima cautela, prudenza e responsabilità", sottolineava una nota di Palazzo Chigi. In Iraq, il portavoce del Consiglio degli Ulema, massima organizzazione religiosa sunnita dell'Iraq, dichiarava di "non credere che i sequestratori abbiano giustiziato le due italiane". Secondo Mouthanna Hareth al Dhari le due volontarie italiane sarebbero state rapite per ricavarne un riscatto.
25 settembre: Un quotidiano kuwaitiano, al Rai al Aam, dà la notizia attesa da tutti: Simona Torretta e Simona Pari sono vive. Il quotidiano cita fonti "fidate", che sarebbero anche molto ben informate sui rapitori. Il giornale rassicura anche sulle condizioni di detenzione delle due giovani volontarie italiane. Sarebbero tenute "in maniera conforme ai precetti islamici". Le fonti interpellate da Al-Rai Al Aam poi rigettano le precedenti rivendicazioni, venute da gruppi che si autoidentificano come Ansar al Zawahiri e Organizzazione della Jihad in Iraq. Li definiscono "due organizzazioni sconosciute che non hanno alcuna importanza nella jihad (guerra santa) in Iraq" e le condannano per aver diffuso "falsi annunci di aver rapito e ucciso le italiane".
26 settembre: Il quotidiano kuwaitiano al Rai al Aam scrive che le due ragazze sono provate psicologicamente mentre i loro sequestratori sono determinati ad andare avanti col rapimento. I rapitori, scrive il giornale citato dall'agenzia Kuna, non sono disposti a "mediazioni" e rilasceranno i due ostaggi solo se il governo italiano soddisferà le richieste dei "religiosi".
27 settembre: Emerge che non sarebbero solo rassicurazioni generiche quelle contenute negli articoli pubblicati dal giornale del Kuwait. Secondo fonti di intelligence citate dal Corriere della Sera, non solo alcune indicazioni pervenute al governo italiano coincidono con le informazioni pubblicate dal giornale ma in quegli articoli ci sarebbero veri e propri segnali in codice.
- Interviene anche re Abdallah di Giordania in una intervista al Corsera: "Le informazioni di cui dispongo è che entrambe le ragazze sono vive". Secondo il monarca "quelli che compiono atti efferati in nome dell'Islam non sono musulmani".
- Segnali anche da Alì Al Rooz, direttore di al Rai al Aam: "Attendo notizie su Simona Pari e Simona Torretta oggi, al più tardi entro domani", afferma. Una delegazione dell'Ucoii parte: "Da 24 ore è in corso una nostra missione in Iraq per cercare di arrivare alla liberazione delle due italiane Simona Pari e Simona Torretta" riferisce il segretario dell'Ucoii, Roberto Hamza Piccardo.
28 settembre - Il medesimo quotidiano kuwaitiano annuncia che è stato pagato mezzo milione di dollari e che un altro mezzo milione sarà versato per il completamento del riscatto. Le ragazze, afferma l'articolo, saranno liberate entro venerdì. Alle ore 17.40 esce la notizia tanto attesa da al Jazeera: le due ragazze sono state liberate.
