11/9/2001: voci dall'inferno
Le testimonianze dal Wtc
Scampati all'Apocalisse. Sepolti vivi nella voragine del World Trade Center ed estratti vivi come per miracolo. Oppure morti. Non prima, però, di aver dato il loro ultimo addio alle persone più care. Un anno dopo i fatti di New York e Washington, la storia dell'attacco all'America vibra ancora di testimonianze. Quelle di chi c'è la fatta. E quelle indimenticabili di chi, invece, ha perso la vita.

Come James Gartenberg, un agente immobiliare di 35 anni, che quell'11 settembre di un anno fa, alle 8,45 del mattino, ha salutato la moglie e gli amici più intimi prima di essere inghiottito tra le macerie delle Torri Gemelle.
"Non posso dire come sia orribile. Non volevo spaventare nessuno. Ma è orribile, il fumo è densissimo. Viene dal corridoio. Posso rompere una finestra?", dice Gartenberg in una delle sue telefonate alla moglie. E, poco dopo, a un amico che chiama da Chicago: "Ti voglio bene, sei il mio migliore amico. Se non esco di qui devi prenderti cura di tutto per me". Poi di nuovo alla moglie, poco prima di morire: "Ti amo, amo nostra figlia Nicole".
Ray Bartells, un assicuratore che era nel suo ufficio al 47.mo piano della Torre Uno quando c'è stato l'impatto, invece ce l'ha fatta: "Siamo scesi tutti per le scale. Arrivati al ventesimo piano si è sentita una seconda esplosione. Nella scala si è aperta una crepa di dieci centimetri che poi si è richiusa. Sono saliti dalla crepa fumo e polvere. Ho pensato che ero spacciato".

Così come John Latham, un pompiere arrivato dal Bronx che era anche lui nella prima torre quando si è schiantato il secondo jet: "I polmoni mi si sono riempiti di detriti. Tutto è diventato nero".
Genelle Guzman, 32 anni, impiegata di Port Authority, invece, ha vissuto per 27 ore nell'inferno. E racconta il suo essersi salvata come un "miracolo". "Quel giorno - dice ora - ho sentito il tocco della mano di Dio sulla mia vita. Una mano che da allora non mi ha più lasciata".
Un anno dopo l'11 settembre, Genelle è una donna sposata: subito dopo essere uscita dall'ospedale si è unita con una semplice cerimonia civile al fidanzato Roger Miller, "perché nessuno ci garantisce che ci sarà un domani". Una donna comunque segnata. "La scala era intasata da pompieri che salivano - dice ripensando a quei terribili momenti - Avevo paura a fermarmi. La mia amica Rosa e io contavamo ogni piano in discesa. 47, 46, 40, 35...Pensavo di essere fuori pericolo. Arrivata al pianerottolo del tredicesimo piano, ho lasciato andare la mano della mia amica. C'è stata una forte esplosione che ci ha sbattuto per terra. Poi un rombo, sempre più forte. E all' improvviso, il buio".

Genelle precipita di 13 piani, portata verso il basso dal crollo del grattacielo. Si ritrova in una "sacca" d'aria vuota tra le macerie. Non può muovere la testa, perché i capelli le sono rimasti intrappolati sotto una trave di cemento. Anche una gamba è sepolta fino alla coscia nelle macerie.
"Quanto potrò sopravvivere come un animale in trappola?", ricorda di aver pensato. Poi cerca di muovere la testa. "Ho dato uno strappo col collo il più forte possibile. Ho sentito i capelli che si staccavano dal cranio. Un dolore terribile, ma ero libera".
Nel buio e nel silenzio Genelle implora il miracolo. E quel miracolo avviene quando il 12 settembre la trovano i soccorritori. Uno di questi la raggiunge con una mano, mentre gli altri tentano di liberarla. "Mi chiamo Paul, resisti che ti tiriamo fuori", le dice. Ci vogliono ore prima che la Euridice del World Trade Center venga tratta in salvo. Rosa e altri che conosceva sono morti.
"Avrei potuto essere morta anch'io se non fosse stato per Paul che mi ha dato la forza". Ore dopo, una volta uscita dall'inferno, Genelle viene intervistata dalle televisioni assieme alla squadra che l'ha soccorsa. "Voglio ringraziare Paul", dice lei. E loro si stupiscono: non c'era nessun Paul al lavoro con loro. Che fosse stato un sogno? Un'allucinazione nel giorno più orribile della sua vita? Genelle non lo sa. Ma dice: "Sono certa. E' stato il tocco della mano di Dio sulla mia vita. Dall'11 settembre quel tocco, quella mano, non mi ha più lasciata".
