Strage a Madrid: 200 morti
Due ricercati per le bombe sui treni
Madrid sconvolta dal terrore. Dieci esplosioni hanno scosso la capitale spagnola: alla stazione Atocha e nelle vicinanze della città, a Pozo del Tìo Raimundo e a Santa Eugenia. Le esplosioni hanno causato 200 morti e oltre 1400 feriti. L'ultima vittima è una bimba di 7 mesi. Il bilancio provvisorio è stato annunciato dal ministro degli Interni, Angel Acebes. La polizia sta ricercando due individui. Sotto accusa l'Eta.
Le bombe che hanno scosso Madrid nelle prime ore della mattina di giovedì arrivano a soli tre giorni dal voto per le elezioni politiche in Spagna. Dieci sono gli ordigni esplosi su 13 piazzati nei quattro punti strategici della città. Il ministro degli Interni, Angel Acebes, ha dichiarato che l'esplosivo usato è dello stesso tipo di quello che normalmente usa l'Eta per i suoi ordigni, vale a dire dinamite di tipo Titadine e nitroglicerina aggiunta per intensificare l'onda d'urto. Ognuna delle 13 bombe conteneva fra i cinque e i dieci chili di esplosivo. Tre degli ordigni, ha precisato Acebes, erano stati collegati con un timer, per assicurarsi che sarebbero esplosi in un secondo momento, quando gli artificieri della polizia si sarebbero avvicinati alle bombe, secondo un copione già noto negli attentati dell'Eta.
Secondo quanto filtrato dagli ambienti inquirenti, gli autori degli attentati hanno collocato quattro ordigni sul treno che si trovava nella stazione di Atocha, uno in coda, due al centro e uno in testa (quest'ultimo, il più potente, non è esploso). Almeno altre due bombe erano state collocate in un vagone centrale e in uno di coda sul convoglio che si trovava all'altezza di via Tellez quando sono avvenute le esplosioni. Secondo gli investigatori le bombe sul secondo treno dovevano esplodere quando anche questo si trovava nella stazione di Atocha, ma un ritardo di due minuti ha fatto fallire il piano dei terroristi.
Subito sono scattati i soccorsi, spesso prestati con mezzi di fortuna. I soccorritori hanno utilizzato i taxi per trasportare i feriti perché non c'erano ambulanze a sufficienza, mentre decine di persone si sono affollate intorno a un ospedale da campo improvvisato in via del Commercio, a poca distanza da Atocha.
E' morta la bimba di pochi mesi trovata sola in metropolitana
Non ce l'ha fatta la bimba di sette mesi che alcuni responsabili della sicurezza hanno trovato nella gran confusione seguita alle esplosioni nella stazione di Atocha. La piccola, che probabilmente si trovava là accompagnata dai genitori che non sono stati trovati, era stata comunque identificata. A questo punto si ipotizza che anche i genitori siano rimasti uccisi nell'esplosione.
Caos e paura: Madrid paralizzata
Nel centro di Madrid il traffico automobilistico si è subito bloccato e le autorità hanno chiesto ai cittadini di evitare ogni spostamento che non fosse assolutamente necessario. Le linee di treni pendolari ed alcune linee della metropolitana di Madrid hanno sospeso il traffico e i dintorni delle tre stazioni ferroviarie colpite dai terroristi -Atocha, El Pozo e santa Eugenia- sono stati isolati dalla polizia e dai servizi di emergenza, che hanno installato tende per fornire i primi soccorsi ai numerosi feriti. Decine di automobilisti si sono offerti volontari per aiutare le squadre di soccorso nel trasporto delle vittime, mentre le reti di telefonia cellulare sono collassate e le autorità municipali hanno lanciato un appello urgente per la donazione di sangue.
In città regna un clima surreale: alle strade totalmente vuote di traffico si alternano altre completamente bloccate da automobili e autobus. Molte persone si fermano per chiedere notizie sugli attentati e, lontano dalla tragedia, solo le sirene delle ambulanze squarciano il silenzio.
Lunghe file per donare il sangue
Davanti a ospedali, ambulatori e postazioni di raccolta mobile si sono create lunghe file di persone accorse a donare sangue per i feriti degli attentati. Nel tardo pomeriggio, quando il personale sanitario si è accorto che la quantità di plasma raccolto era sufficiente, il governo ha lanciato un 'controappello' via radio per rimandare tutti a casa. I donatori abituali, gli unici autorizzati, circa 2-300 persone, erano già in coda poco piu' di un'ora dopo gli attentati. La gente è rimasta in attesa di dare il proprio contributo anche per ore. Angela Iranzo, 23 anni, mangia un panino: "Non ho fatto colazione, solo un caffe"'. So come funzione e se non mangio, possono rifiutare il mio sangue perché la pressione sarebbe troppo bassa". Poi aggiunge: "E' terribile. Io prendo il treno tutti i giorni e mi metto nei panni della gente. Domani, quando prenderò di nuovo il treno per andare al lavoro, sono sicura che avrò paura".
Ventidue stranieri tra le vittime
Tra i 199 morti negli attentati, 22 sono cittadini stranieri di 12 diverse nazionalità. Sette sono europei (un bulgaro, due romene, tre polacchi tra cui una bambina di 7 mesi, una francese); 13 latinoamericani (due colombiani, quattro ecuadoregni, tre peruviani, un dominicano, un cileno e due honduregni) e due africani (un cittadino della Guinea-Bissau e un marocchino). Il premier Aznar ha annunciato che alle famiglie delle vittime straniere, nel caso si tratti di immigrati clandestini, verrà concesso un regolare permesso di soggiorno.
