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17/11/2003

"Affido a Dio gli italiani caduti"

Papa commemora vittime di Nassiriya

"Insieme a voi affido al Signore gli italiani che sono caduti in Iraq, compiendo il loro dovere al servizio di quelle popolazioni". Lo scrive il Papa nel messaggio ai vescovi italiani riuniti ad Assisi per la 52/a assemblea generale della Cei, la Conferenza episcopale italiana presieduta dal cardinal Ruini. "Mi unisco spiritualmente a voi - continua il Papa - per invocare il dono della pace sull'umanità tormentata da tanti sanguinosi conflitti".

Lo "spontaneo e immediato riflesso di unità di fronte alla strage terroristica di Nassiriya se non allevia il dolore e la costernazione, certo rappresenta un momento importante per il Paese". E' quanto afferma nella nota settimanale il Sir, il Servizio di informazioni religioso promosso dalla Conferenza episcopale italiana. Un momento che "impone di mettere le cose in ordine, di ristabilire una gerarchia dei valori pubblici e politici, impone di guardare con saggezza e con realismo ad un futuro che si presenta ricco di nuove responsabilità per l'Italia in un quadro internazionale non certo facile".

"Il dolore e la partecipazione dei cittadini insomma sembra riposizionare il dibattito politico sulle questioni veramente importanti, su toni alti". Perché, secondo il Sir, la strage terroristica di Nassirya "ci fa sentire tutti quanti un po' piu' vulnerabili e dunque ci spinge a rilanciare i vincoli della comunita' nazionale. Ed anche a supporre che l'Italia, disposta a pagare un carissimo prezzo in vite umane, puo' anche dire qualcosa a proposito di quello che risulta sempre piu' un rebus irrisolvibile, quello di un lunghissimo dopoguerra che assomiglia ormai sempre di piu' ad una guerra vera e propria, a partire dal drammatico bollettino delle vittime".

"Proprio l'immediata e corale reazione popolare - prosegue la nota - dimostra che l'unica legittimazione dell'intervento italiano in Iraq era legata all'azione di pace e di ricostruzione umanitaria: se essa era chiarissima anche alle truppe di Nassiriya, certamente si inseriva in un contesto politico militare solo a posteriori legittimato dalle Nazioni Unite ed ancora del tutto disarticolato. Di qui, da questa nostra identita' profonda, occorre muovere per disegnare la strada stretta di una presenza e di una iniziativa nel contesto internazionale e sul territorio iracheno che apra prospettive di soluzione e di vera ricostruzione".