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12/11/2003

Iraq, le lacrime dei familiari

Si piangono le vittime dell'attentato

Strazianti le prime reazioni di parenti e amici delle vittime italiane dell'attacco kamikaze a Nassiriya, in Iraq, contro i militari italiani impegnati nella missione "Antica Babilonia". Si piangono i figli e i mariti rimasti vittime dei due kamikaze che hanno ucciso i militari italiani impegnati in una missione di polizia.

"L'Arma era la passione di Orazio Majorana"
Un dolore straziante in casa Majorana a Catania ha accolto la notizia dell'uccisione in Iraq di Orazio, celibe, 29 anni, ultimi dieci dei quali trascorsi nell'Arma dei Carabinieri. Era di stanza al battaglione di Laives-Leifers, una comunità montana a una decina di chilometri da Bolzano. "Quella per l'Arma era la sua passione" raccontano i vicini di casa e i cugini, che affranti lo piangono disperati. Aveva due fratelli: una sorella maggiore, Patrizia, sposata con figli, e un fratello minore, Ettore, 22 anni, studente universitario. Suo padre Armando, un ex direttore di una banca in Venezuela in pensione, si trovava in Svizzera per un controllo medico oculustico.

Quando è arrivato a Catania gli hanno detto che suo figlio, Orazio Majorana, era morto, vittima anche lui della strage in Iraq. Orazio, 29 anni, carabiniere da 10, da quando era partito per il servizio di leva, era in forza al battaglione di Laives a Bolzano. Era considerato un esperto, abituato alle missioni all'estero, come quella in Bosnia e in Serbia. Amatissimo dai genitori e dai fratelli, Patrizia e il minore, Ettore, universitario 22enne. "E' una ferita inferta al popolo Italiano", ha commentato commosso il comandante provinciale dell'Arma, Colonnello Gaetano Maruccia, tra i primi a recare visita alla famiglia.

Finale Ligure piange Daniele Ghione
Era di stanza in Friuli con il Battaglione Gorizia e faceva la spola con Roma, dove viveva con la moglie, Miriam Agresta, attrice e ballerina (aveva partecipato tra l'altro a "Sarabanda" di Enrico Papi), anche lei finalese. A Finale Ligure, dove il maresciallo si era sposato il 29 dicembre 2001, vive il padre Sergio con la madre. Appena appresa la notizia della morte di Ghione, il sindaco di Finale, Pier Paolo Cervone, ha decretato il lutto comunale. Una delegazione del Comune si è recata subito a casa dei genitori per portare le condoglianze dell'amministrazione. "Per Finale Ligure è una giornata di lutto - ha detto il sindaco - Abbiamo perso un caro amico di cui conosciamo le doti umane e professionali, ma soprattutto stimiamo la famiglia che a Finale Ligure è molto conosciuta. Il padre è stato appuntato dell'Arma e ancora oggi è nel direttivo dell'Associazione nazionale carabinieri in congedo e si sta distinguendo per l'impegno nel volontariato".

"Per la morte di Giuseppe non ci sono parole"
Margherita, la vedova del vicebrigadiere Giuseppe Coletta, si è chiusa nel suo dolore nella casa di via Starza, a San Vitaliano. Un'amica di famiglia fa da filtro ai giornalisti e ai curiosi che vorrebbero incontrare la signora, 33 anni, una bambina di 20 mesi da crescere da sola. "Non ci sono parole, Giuseppe era una persona meravigliosa, ma vi prego, lasciate stare Margherita", risponde con voce cortese la donna. Da Avola, nel Siracusano, la madre e la sorella del carabiniere morto a Nassiryha si sono messe in viaggio per San Vitaliano, dove riabbracceranno la moglie del loro Giuseppe.

Domenico Intravia doveva tornare a giorni in patria
La moglie distrutta ha raccontato: "Era tranquillo, felice, sarebbe tornato a casa fra tre giorni. Invece, adesso, Mimmo non c'è più". La zia Maria Intravia ricorda: "Glielo avevamo detto tutti di non partire, la moglie non voleva anche perché il figlio era stato male. Ma lui aveva dei colleghi suoi amici che sarebbero andati e disse 'parto ma è l'ultima volta'". La zia aggiunge: "Era un buon ragazzo. Si era diplomato e poi si era subito arruolato nell'Arma. Economicamente non stava male, e tutti i suoi pensieri erano per la famiglia".

Enzo Fregosi, "un comandante bravissimo"
Dolore e sgomento per i colleghi carabinieri. "Era un comandante bravissimo, preciso e soprattutto capace di collaborare con i suoi sottoposti. "La sua scomparsa è un dolore terribile" ha detto un carabiniere che lo ha conosciuto quando era responsabile del Nas livornese.

Massimiliano aveva chiamato pochi giorni fa
Il carabiniere bolognese morto nell'attentato doveva tornare a casa dopodomani. Lo ha raccontato Lorenzo Bruno, il fratello del biologo in forza al Raggruppamento investigazioni scientifiche dell'Arma. "L'ho sentito per l'ultima volta la settimana scorsa - ha raccontato Lorenzo Bruno - mi ha detto che era contento di tornare a casa perché era stanco, e aveva voglia di abbracciare i suoi figli che gli mancavano". Massimiliano Bruno infatti lascia, oltre alla moglie, anche due bambini di 4 e 9 anni. "In Iraq ci era andato per insegnare alla polizia del posto le tecniche di investigazione scientifica - ha raccontato - era uno dei primi ad essere partiti per l'Iraq".

Messina piange Alfio Ragazzi
Il primo cittadino ha manifestato ai familiari del maresciallo Ragazzi il dolore e la profonda commozione della comunità peloritana "La città di Messina piange con Voi la tragica ed eroica scomparsa di un suo concittadino che sarà per sempre vanto ed orgoglio della nostra terra. Un forte abbraccio".

Alessandro Carrisi, tra le lacrime il ricordo del fratello
L'ultima telefonata a casa l'aveva fatta ieri sera poco prima delle 21 il giovane Alessandro Carrisi, di 23 anni, di Trepuzzi, volontario dell'Esercito. "Sto andando a letto - aveva detto al fratello Morris, che aveva risposto alla telefonata - e tutto va bene. Anzi, oggi si è verificato un evento storico per questa terra, sta piovendo". Così lo ricorda fra le lacrime il fratello maggiore, l'unico dei familiari della giovane vittima che accetta di parlare con i cronisti. Si sono invece stretti nel loro dolore i genitori di Alessandro, Antonio e Cosima, insieme con la sorella Raffaella, di 26 anni, nella loro abitazione in via Firenze, nel centro cittadino, dove per tutto il pomeriggio è stato un incessante via vai di conoscenti. E' stato proprio Morris Carrisi il primo ad apprendere la tragica notizia della morte del fratello dal capitano del 6/o Reggimento Trasporti Budrio, presso il quale Alessandro era in servizio in ferma breve. "Poche parole - ha detto Morris - per dire che Alessandro era rimasto coinvolto in un attentato; è arrivato ferito in ospedale ma è morto poco dopo". Il giovane salentino era "tifosissimo" della squadra di calcio del Lecce e - aggiunge il fratello - riusciva a seguire i risultati anche da lontano. "Avevamo avuto sentore negli ultimi tempi - dicono senza rabbia ma con rammarico il fratello e la fidanzata del militare rimasto ucciso, Alessandra, di 19 anni - che la situazione era diventata a rischio: perché, allora, non hanno fatto qualcosa per far stare i nostri più al sicuro?".