Iraq, i nomi delle vittime
Diciasette militari e due civili
Giovanni Cavallaro: maresciallo dei carabinieri, era in servizio al comando provinciale di Asti. Abitava a Nizza Monferrato (Asti) ed era padre di una bimba di 4 anni. Cavallaro era già stato impegnato in altre missioni all'estero, in Kosovo e Macedonia. Sabato sarebbe dovuto tornare a casa dalla famiglia. Agli amici e colleghi aveva detto: "Arrivederci a presto, torno con voi".
Domenico Intravaia: 44 anni, originario di Monreale, paese alle porte di Palermo. Il militare era partito per l'Iraq nel giugno scorso, con il primo contigente. Era sposato e padre di due figli, Marco di 16 anni e Alessia di 12. Gli amici di Intravaia ricordano quando il carabiniere, prima di partire per l'Iraq era andato a salutarli. Questa era la sua seconda e ultima missione all'estero, l'aveva promesso alla famiglia prima di partire.

Alfio Ragazzi: 39 anni, era in servizio al Ris, il reparto Investigazioni Scientifiche di Messina dove stavano preparando i festeggiamenti per il suo ritorno previsto per sabato. Partito lo scorso 15 luglio, era il primo membro del Ris in missione all'estero. Lascia due figli di 13 e 7 anni.
Silvio Olla: 32 anni, sottufficiale della Brigata Sassari, viveva a Sant'Antioco (Cagliari). Era in forza alla cellula Pubblica Informazione del colonello Gianfranco Scalas che lo ricorda come un uomo attivo e appassionato al proprio lavoro.

Giuseppe Coletta: vicebrigadiere napoletano di 38 anni. Il sottufficiale, sposato e padre di una bambina di due anni, era originario di San Vitaliano, comune dell'Agro-nolano, dove ha prestato servizio fino a 6 mesi fa, quando è partito per la missione italiana in Iraq. Coletta era entrato nell'arma nel 1983. Domenica sarebbe rientrato a casa vicino a Napoli, dove sarebbe rimasto per poco perchè era stato trasferito a Siracusa, la sua città natale.
Daniele Ghione: 30 anni, di Finale Ligure (Savona) faceva parte della compagnia Gorizia, tra le più colpite nella tragedia irachena. Lascia la moglie Miriam, sposata due anni fa. Gli amici lo chiamavano "Rambo" ma il suo spirito era quello di un uomo di pace.
Massimiliano Bruno: biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (Racis) dei Carabinieri a Roma con il grado di maresciallo. Il sottufficiale viveva con la moglie e i due figli di 9 e 4 anni a Civitavecchia. Aveva quasi concluso il suo ciclo di lezioni ai poliziotti iracheni e quindi presto sarebbe rientrato in Italia.
Alfonso Trincone: di 44 anni, era maresciallo maggiore dei carabinieri, da anni viveva a Roma dove prestava servizio presso il Nucleo Operativo ecologico. Era sposato con una sovrintendente della polizia penitenziaria e padre di tre figli: Vincenza di 16 anni, Martina di 13 e Lorenzo di 6.
Enzo Fregosi: 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno, residente da decenni nella città toscana con tutta la sua famiglia. Lascia la moglie e due figli, una studentessa all'università di Firenze, l'altro carabiniere di stanza in Liguria. Fresosi è stato uno dei fondatori del Gis, il gruppo intervento speciale. Era alla sua prima missione all'estero e doveva tornare a casa sabato.
Ivan Ghitti: 30 anni, milanese, era di stanza al tredicesimo Reggimento Gorizia. Ghitti era alla sua quarta missione all'estero, dopo le due in Bosnia e l'ultima in Kosovo. Per l'Arma aveva abbandonato l'università e il progetto di laurearsi.
Orazio Majorana: carabiniere scelto 29enne di Catania, in servizio a Laives-Leifers (Bolzano), nella prima compagnia motorizzata del settimo Reggimento dei Carabinieri del Trentino Alto Adige. Di origini venezuelane, aveva già partecipato a diverse missioni all'estero.
Alessandro Carrisi: salentino, militare in ferma breve nell'Esercito italiano, aveva 23 anni ed era nato a Trepuzzi. Era partito per l'Iraq sono pochi giorni fa, il 12 ottobre. L'ultima telefonata a casa l'ha fatta la sera prima dell'attentato e al fratello ha detto: "Tutto a posto, sta addirittura piovendo".
Massimiliano Ficuciello: figlio dell'ex comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri dell'Esercito Italiano. Si trovava a Nassiriya aggregato alla brigata Sassari per realizzare un documentario sull'attività del contingente italiano. Ficuciello lavorava a Milano come funzionario di banca, ma aveva chiesto di tornare in servizio proprio per partecipare alla realizzazione del documentario "Babilonia, terra tra due fuochi".
Andrea Filippa: di 31 anni, era carabiniere scelto in forza al tredicesimo Battaglione Friuli Venezia Giulia. Per otto anni è stato protagonista di diverse missioni all'estero, probabilente è per questo che è stato scelto come testimonial dell'Onu. Lascia la moglie Monica, maestra di scuola materna, con cui era sposato da 5 anni.
Emanuele Ferraro: caporalmaggiore dell'esercito, di stanza nel sesto Reggimento Trasporti di Budrio (Bologna), aveva appena 28 anni. Nell'esercito dal 1995, era alla sua quarta missione all'estero.
Filippo Merlino: maresciallo e comandante della stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova) era partito da 4 mesi. Merlino aveva collezionato molte medaglie per i suoi meriti nelle tante missioni umanitarie alle quali ha preso parte. Era padre di un bambino di 13 anni.
Oltre alle vittime militari sono due le vittime civili:
Marco Beci: addetto della cooperazione italiana. Aveva 43 anni ed era originario di Pergola, nelle Marche, dove vivono la moglie e tre figli, la più piccola Ludovica di 2 anni. Beci in passato era già stato in zone di guerra, in Bosnia e in Africa.
A poche ore dall'attentato a Nassiriya, un altro militare italiano è morto. I medici hanno infatti dichiarato il decesso cerebrale di un soldato ventiduenne.
