La Enrica Lexie

India, annullato rilascio della Enrica LexieI marò interrogati in cella rifiutano di parlare

Per i giudici di appello di Kochi il tribunale che aveva autorizzato la petroliera italiana a lasciare l'India non è quello competente

04 Apr 2012 - 10:40
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 © Ap/Lapresse

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La Enrica Lexie non potrà lasciare l'India, nonostante l'autorizzazione emessa da un magistrato indiano e il deposito di una fideiussione di 30 milioni di rupie (440mila euro). Lo ha deciso la sezione d'appello dell'Alta Corte di Kochi che ha annullato la precedente sentenza per motivi di competenza. Secondo i magistrati la decisione spetta infatti dalla Corte di Kollam dove il 26 marzo la petroliera è stata sequestrata.

La sentenza annulla quindi quella emessa in precedenza dal giudice P.S. Gopinathan, lo stesso che presiede la causa sulla giurisdizione che deve applicarsi ai marò in carcere.

Per Gopinathan la Enrica Lexie, dopo il deposito della fideiussione e il consenso a far ritornare nave ed equipaggio qualora questo fosse stato necessario negli sviluppi dell'inchiesta, avrebbe potuto lasciare l'India. A questa sentenza si erano opposti però gli avvocati dei famigliari dei due pescatori uccisi il 15 febbraio.

De Mistura visita i marò in carcere
Il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, ha incontrato nella tarda mattinata di oggi nel carcere di Trivandrum i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Durante l'incontro, durato circa due ore, De Mistura ha consegnato ai due militari alcune lettere e oggetti personali che gli erano stati affidati dalle famiglie dei due militari. Latorre e Girone, affermano le fonti, sono in buone condizioni fisiche. Nella sua visita al carcere di Trivandrum De Mistura ha anche avuto un incontro con il direttore e il vicedirettore dell'istituto penitenziario che le fonti riferiscono essersi svolto con "toni cordiali".

Marò interrogati rifiutano di parlare
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "non hanno risposto alle domande della polizia che li ha interrogati" in carcere. "I due marò - ha detto una fonte all'agenzia Ansa - ad ogni domanda posta hanno detto di non voler rispondere perché non riconoscono la giurisdizione indiana in questa vicenda". In particolare i soldati ad ogni domanda degli inquirenti su quanto accaduto il 15 febbraio hanno ripetuto la stessa frase: "Non riconosciamo il tribunale che ci interroga perché la posizione del nostro governo è che la giurisdizione su questa vicenda sia italiana". Tutte le domande miravano a chiarire aspetti della balistica e dell'utilizzo delle armi in dotazione.