La Corte Suprema britannica ha annunciato che prenderà in esame l'appello presentato da Julian Assange, contro la sua estradizione in Svezia. L'udienza è stata fissata per febbraio. Il fondatore di Wikileaks, arrestato nel dicembre 2010 in base a un mandato di cattura europeo, è accusato da due donne svedesi di violenza sessuale.
Julian Assange oggi può cantare vittoria. Il via libera accordato dalla Corte Suprema britannica non era infatti scontato. La questione sollevata dal boss di WikiLeaks è stata inoltre definita dalla corte "di grande rilevanza per il pubblico interesse". La battaglia a questo punto può dunque continuare in pieno stile WikiLeaks: contro il potere, dalla parte della gente.
Nel contestare la richiesta di estradizione avanzata dai magistrati svedesi attraverso il mandato di cattura europeo (Assange è accusato di molestie ai danni di due ragazze), i legali dell'ex hacker australiano, tra le varie cose, hanno messo in dubbio che un pubblico ministero, visto la sua estrema 'vicinanza' all'azione penale, possa essere considerato come un'autorità giudiziaria indipendente e dunque abile a spiccare una richiesta di estradizione. A decidere che l'equivoco esiste e va affrontato sono stati tre giudici della Corte Suprema: Lord Hope, Lord Mance e Lord Dyson.
Il processo avrà la durata di due giorni e comincerà il primo di febbraio del 2012. Ad esaminare l'appello di Assange saranno sette giudici. Se gli daranno ragione, il boss di WikiLeaks non potrà essere estradato e i pubblici ministeri non verranno più considerati capaci di emettere una mandato di arresto europeo; se invece gli daranno torto la legislazione non verrà toccata e Assange avrà 10 giorni di tempo per essere trasferito in Svezia.
