21/12/2009

L'italiano che conquistò la Luna

Petrone dalla Basilicata alla Nasa

Può il figlio di un contadino lucano diventare uno di protagonisti della più grande impresa dell’umanità? Se non si percepisse il movente retorico di questa domanda, verrebbe da rispondere di no.

Potremmo raccontare un giallo alla Le Carré con i personaggi de “La tigre e la Luna”, scritto dal giornalista Renato Cantore: il presidente Kennedy, il barone Wernher von Braun e uno sconosciuto ingegnere figlio di italiani. Invece narriamo un fiaba moderna. Quella di un italo-americano tanto speciale da… passare inosservato. O quasi.

Cominciamo dal principio. Rocco Petrone (è lui il nostro uomo) è figlio di Antonio, contadino e carabiniere ausiliario di Sasso di Castalda, un piccolo paese in provincia di Potenza. Dopo la Prima Guerra Mondiale, Antonio decide di emigrare negli Usa con sua moglie. Lì nascerà Rocco, che dopo sei mesi di vita perderà il padre in un incidente sul lavoro. Con queste coordinate un bambino nell’Italia del primo Novecento sarebbe stato destinato a una vita di stenti e fatica. Ma l’America è l’America. Lì anche un nero può diventare presidente.

Il welfare statunitense si prende cura di Rocco. Lui si conquista una formazione di rilievo. Va all’accademia militare di West Point e al Mit di Boston. Intanto il mondo è diviso in due e i russi dimostrano di avere una marcia in più con tecnologie capaci di conquistare lo spazio.

Citiamola la parola chiave di questa storia: la luna. I sovietici la guardano e cominciano a girarci realmente intorno. Gli americano stanno a guardare i sovietici, e basta. Chi li aiuterà a rialzarsi? Un italiano, un tedesco e un americano? Sembra la solita barzelletta da bar.

Come premesse “La tigre e la luna”, con la prefazione di Tito Stagno, appare alquanto surreale. Ma è realmente andata così. L’americano John Kennedy, prima di morire tragicamente a Dallas, detta al suo popolo l’obiettivo del futuro. Conquistare la luna. Il tedesco von Braun, quello che progettò i micidiali missili V2 per Hitler e che gli americani pensarono bene di portare oltreoceano, mutua le sue creature belliche in macchine pacifiche per i viaggi spaziali. L’italiano Rocco Petrone viene scelto come direttore di lancio dell’Apollo 11, la missione che esattamente quarant’anni fa ha portato l’uomo sulla luna.

Rocco è un duro (da qui il soprannome di “tigre”). È un armadio di uomo e da giovane picchia duro nel football americano. Mantiene il nome italiano quando negli States del secondo dopoguerra non è consigliabile farlo. Può essere un antipatico e non possiede l’espansività del suo popolo d’origine. È schivo come può esserlo un banchiere che va in giro con i codici dei suoi caveau. E Rocco di segreti ne custodiva molti. Ha provato a nascondersi, ma suo malgrado è passato alla storia (rubiamo al sottotitolo del libro).

Renato Cantore ha faticato non poco per sciogliere il riserbo di un’esistenza costruita all’ombra. Ha scritto un volume agile, narrando con eleganza e semplicità al tempo stesso la difficile vita di Cape Canaveral e il complesso lavoro di Petrone. Rocco è morto nel 2006. È scampato ai riflettori che si sarebbero accesi su di lui in occasione del quarantennale dello sbarco sulla luna. Ma, Cantore ne è certo, sapeva di aver incarnato il sogno americano. Quel sogno che permette a un italiano, un tedesco e un americano di conquistare lo spazio, a un collaboratore di Hitler di trasformare missili da guerra in veicoli di pace e al figlio di un contadino lucano di comandare il viaggio più importante della storia dell’umanità.

Luca Mennuni

Renato Cantore
La tigre e la luna. Rocco Petrone. Storia di un italiano che non voleva passare alla storia”
www.latigrelaluna.it
Rai Eri
112 pagine
13 euro

Ultimo aggiornamento ore 10:14


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