30/10/2009

"Buio", quando la fantasia è dark

Gran debutto per Elena P. Melodia

Una protagonista volitiva, al centro di eventi più grandi di lei, tra omicidi, satanismo e turbe giovanili: nel suo romanzo d'esordio, Buio-My Land, Elena Peduzzi ( in arte Elena P. Melodia) non fa mancare nulla al pubblico che vuole concedersi un'avventura dark, giocata su un crescendo di tensione e di eventi che si connettono in una spirale di forte impatto drammatico. Partita dalla narrativa per ragazzi, il romanzo di Elena è salutato come la prima saga urban fantasy italiana.

Buio, infatti, è il primo capitolo di una trilogia che mischia suggestioni diverse miscelate in una scrittura pensata per il pubblico giovane ma che non nasconde il retroterra culturale dell'autrice. Nata a Verona, laureata in Lettere Classiche, Elena Peduzzi ha iniziato come correttrice di bozze; poi l'incontro professionale e sentimentale con l'autore Domenico Baccalario ha segnato la svolta.
Ecco cosa racconta a TgCom

Buio-My Land è il suo debutto nella narrativa ma anche una trilogia: come ha fatto a gestire al debutto una materia narrativa così vasta?
La mia è una storia unica, divisa in tre libri; una scelta, editoriale, adatta a dare un particolare ritmo alla storia e a garantire l'alternanza dei momenti. Sicuramente allo scrittore spetta gestire la distribuzione degli accaduti nei tre libri ed è un impegno importante ma da autrice ho concepito la storia in maniera unitaria e suddividerla è stata un'operazione spontanea che ben riflette la diversità dei tre testi.

Noir, urban fantasy, trhiller soprannaturale: molti si affannano a definire il genere. Lei?
Non ne sento il bisogno nè come autrice, nè come lettrice. Un libro è buono o meno a prescindere dal genere che, nel caso ad esempio del thriller, non è mai semplice definire in maniera univoca. L'esigenza di definire il genere appartiene forse agli editori che, nella vastezza del mercato, hanno bisogno di indirizzare il pubblico che magari non è molto pratico e ha bisogno di identificarsi,  in libreria, in un prodotto riconoscibile.

Nel suo libro  l'ambientazione non è definita. C'è una sorta di ibridazione che non aiuta a localizzare gli accaduti. Ha dichiarato di non aver voluto regionalizzare la storia ma non teme di avere perso l'occasione di contribuire a italianizzare il genere?
Ho preferito tale opzione ma non ha nulla a che vedere con la paura di un'italianizzazione del romanzo, essendo molto fiera anche del Paese in cui vivo. "Buio" è una narrazione che si addentra nell'individuo, mi dava fastidio legarla a uno scenario troppo riconoscibile. Non solo c'è l'assenza di precisi riferimenti geografici ma anche i nomi di oggetti, di marche sono banditi: tutto è neutro e asettico al fine di far emergere i profili dei personaggi rispetto al contesto che, se troppo connaturato, li prevaricherebbe. C'è uno sfondo ma è cupo, per permettere ai personaggi di essere liberi sulla scena; è come a teatro, la scenografia è minimale, per non legare le vicende a ricordi altri.


 

Ultimo aggiornamento ore 13:25


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