Dal nero nostalgico-sgualcito dai Ventenni ormai passati a quello intenso come la pece, rinvigorito dalla linfa veneta e tedesca. Paolo Berizzi passa in rassegna l’arcobaleno del nazifascismo italico: la scala monocratica viene pubblicata nella collana Grandi Saggi di Bompiani e prende il titolo di "Bande Nere", vale a dire "Come vivono, chi sono e chi protegge i nuovi nazifascisti".
L’autore percorre tutti i colori del nero con metodo e raziocinio, dosando le fonti e andando direttamente nei presìdi, nei centri sociali e tra i militanti regolari di quelle che lui chiama, appunto, “bande nere”. Ne esce uno spaccato attuale della destra estrema di casa nostra, uno stato dell’arte che lascia spazio a diverse interpretazioni e più di una preoccupazione. Il nazifascismo è ormai una realtà radicata in quasi tutto il Paese: guai a considerarla alla stregua di un sottobosco o di un fenomeno sociologico da studiare.
Chi nega le camere a gas, disprezza ebrei o extracomunitari e appena può si fa immortalare romanamente salutando vive (e lotta) in mezzo a noi. Berizzi ne ha declinato nomi, precedenti penali laddove esistenti, gruppi, sedi e, soprattutto, attività. Con annesse più o meno velate coperture nei palazzi che contano. Le “bande nere” sono tutte chiamate a fare i conti con l’articolo 139 della Costituzione Italiana ma ognuno lo fa a modo suo. A Roma, ad esempio, Casa Pound nasce come “Occupazione a scopo abitativo” della Capitale, proprio all’Esquilino, il quartiere a maggior densità di razze. Alle OSA fanno seguito le ONC, “occupazioni non conformi”. Ogni quartiere ormai ha la sua “CasaItalia” ma CasaPound resta un polo della destra estrema capitolina, forse il più radicato e strutturato.
Berizzi parte proprio dall’associazione che si è scelta una tartaruga come logo per il viaggio nel nazifascismo del Duemila, un’area politicamente distante anni luce da An e sparpagliata in cinque sigle di peso nazionale. Il “viaggio” lo porta su e giù per il nostro Paese, avanti e indietro nel tempo: dalla periferia di Roma ai campi d’addestramento Hobbit e D’Azione, dalla nord-est che marcia compatto sul nazismo mitteleuropeo ai miti culturali comuni, Tolkien ed Ezra Pound. Senza dimenticare la Lombardia, Milano, Varese e Como dove è un rifiorire di gruppi e gruppuscoli. Tutti vestiti uguali, con gli stessi tatuaggi, testa rasata, croce celtica e domenica di rigore a San Siro. Tutti revisionisti e carichi di rancore verso lo straniero. Sempre mossi da ideali come patria e slogan come “Nel dubbio mena” o “Marciare, non marcire”. Ironia della sorte: come a sinistra le bande nere vivono e crescono nei “loro” centri sociali, si incontrano nei “loro” raduni rock e combattono la “loro” crociata sfruttando Internet. E sempre come a sinistra il proselitismo inizia sui banchi di scuola.
Sauro Legramandi
Paolo Berizzi
Bande Nere
Bompiani, 2009
pp. 274, € 17,5
