E’ uscito in questi giorni l’ultimo libro della scrittrice di best seller a tinte rosa Sveva Casati Modignani, “Il gioco delle verità”. Ventesimo romanzo della famosa penna milanese, quest’ultima fatica racconta la storia di Roberta, giovane libraia, sposata, contro il parere di tutti, con un uomo bellissimo ma sempre più distante dalla famiglia e dal loro rapporto di coppia.

La protagonista si trova quindi ad un bivio, in piena crisi esistenziale e con mille dubbi riguardo la propria vita coniugale. Questa dolorosa presa di coscienza presto la induce a ripercorrere il proprio passato e a scoprire le radici del suo disagio che risale all'infanzia, trascorsa negli affetti della famiglia paterna, dove la madre Malvina brillava per l'assenza. Fervente femminista nel turbolento periodo del Sessantotto, Malvina aveva scelto di vivere a modo suo e di affidare la figlia al compagno, che di fatto l'ha cresciuta. Da questa mancanza nascono, nel tempo, drammi, malintesi, conflitti irrisolti e anche scabrosi segreti.
Ed è solo dissipando queste ombre che Roberta riuscirà a superare la crisi e a riconciliarsi con se stessa. Una storia di legami profondi e passioni intense, tra tutte l’amore, in cui l’autrice, attraverso il sofferto confronto fra due generazioni di donne, racconta come eravamo e come siamo.
Per saperne di più e conoscere i retroscena del romanzo abbiamo incontrato l’autrice.
Da dove ha preso ispirazione per la storia del romanzo?
E’ nata all’improvviso. Una sera di due anni fa. Stavo ascoltando la televisione quando sentii le dichiarazioni di un insigne prelato che diceva testualmente: “L’atto d’amore tra i due coniugi è finalizzato alla procreazione. Senza questo fine, diventa peccato.” Da qui l’idea di costruire una storia su un amore impossibile, tra una ragazza degli anni ’60 e un integralista cattolico convinto. Ecco com’è nato il personaggio di Malvina. Ed ecco perché ho voluto dare spazio alla storia di un ragazzo in apparenza normale ma che invece, per via dell’educazione familiare datagli, decide di vivere l’amore in castità pur di non andar contro le dottrine insegnategli. Non ci sono solo gli integralisti islamici come vogliono farci credere. Ogni forma integralista è pericolosa e assolutamente da evitare.
In Gioco delle verità, così come nel precedente Singolare femminile, ci sono donne femministe ed anticonformiste. Perché ha scelto di raccontare questo tipo di donne?
Sono semplicemente menti aperte. Aperte al mondo ed ai suoi cambiamenti, pronte a recuperare alcuni pilastri del movimento femminista che hanno perso per strada. Sono donne del mio tempo, indipendenti che hanno dovuto conquistare a fatica alcuni diritti fondamentali prima d’allora negati.
Come sono invece le donne di oggi?
Straordinarie, come sempre! Provo solo tanta malinconia quando vedo le ragazze che lavorano in tv, poiché cadono nel sistema maschilista che le vuole esclusivamente donne oggetto.
Come sfondo dei suoi romanzi c’è sempre la Milano di quarant’anni fa, una città profondamente diversa da quella attuale. Com’ è oggi la sua città?
Brutta! Ha un’Amministrazione comunale che pensa in grande senza pensare in concreto ai problemi della gente. Ai milanesi non interessano le grandi opere dell’Expo. Sarebbero ben più contenti di vedersi liberati da questa colonizzazione, quest’invasione del Terzo Mondo.
Sta già lavorando ad un nuovo romanzo?
Si, ho appena iniziato. Posso solo dire che questa volta il protagonista sarà un uomo. Uscirà nelle librerie tra un anno e mezzo.
Chiara Besana
Sveva Casati Modignani
“Il gioco delle verità”
Sperling & Kupfer, Pagg.499, 19 euro
