A ben vedere Teresa de Sio assomiglia un po’ a quelle donne veraci, vagamente selvatiche che Salvatore Niffoi dissemina nei suoi romanzi. I capelli, la voce, il temperamento. C’è molto che lega questa bizzarra artista allo scrittore sardo più famoso del momento. Ed è così che, accanto a Daria Bignardi, a presentare a Milano l’ultimo libro firmato Niffoi, Il pane di Abele, c’è anche lei, ariosa, capelluta, mossa. E pensare che tutto cominciò una volta che Dori Ghezzi…
«Sì, è stata lei il tramite, l’amica comune – spiega Niffoi – quella che ci ha presentati e ha dato il la a questo legame. Eravamo ad un evento in omaggio del grande Fabrizio De André e ascoltai l’esibizione di Teresa. Pensai subito: questa qui deve scrivere. Ha troppe cose dentro». Ed è nata così una bizzarra amicizia fatta di telefonate, cose discusse insieme, commenti alle note e alle parole. "Salvatore è un grande scrittore – racconta De Sio – io ho letto tutti i suoi romanzi e, da La leggenda di redenta Tiria fino all’ultimo, Il pane di Abele, a me sembra di ascoltare una musica ininterrotta. E, in fondo, quella di Niffoi, è una melodia trasposta in pagina scritta. Una lingua così viva che sembra un suono".
Niffoi (premio Campiello 2006 con La vedova scalza) non ha mai nascosto la sua passione per la musica. Di recente, a Milano, ha voluto presentare il romanzo d’esordio di un’altra sua amica, Nada Malanima. "Queste amicizie musicali che mi capita di intrecciare – racconta lo scrittore barbaricino – nascono anche perché dentro di me, al momento di scrivere, si scatena una specie di suono ininterrotto, una musica che mi porta a raccontare. Ne Il pane di Abele ho cercato "suonare" le vicende di due ragazzi, poi due uomini, che la vita ha deciso di far incontrare".
Nemesio e Zosimo, diversissimi eppure uguali nelle volute del destino, si incontrano quando portano ancora i calzoni corti. Nemesio, poi, venuto dal "continente", si convertirà subito al velluto grezzo, assorbendo l’isola negli afrori, negli umori, nella limba, la lingua). Come negli altri romanzi, ecco le donne di Niffoi, forti, intense. Le madri di famiglia, le "tzie", le innamorate, quelle che fanno perdere la testa. Intelligenza precoce, Nemesio segue la rotta per lui tracciata chissà quando e torna in continente per proseguire gli studi. Prima, però, i due si scambieranno un antico giuramento, che suona così: "Vrades pro sempere", "fratelli per sempre". Ma poi la vita, si sa, ha più fantasia di noi. Al pari dell’infaticabile scrittore di Orani, sempre pronto a stupirci. Come questa volta, che ha voluto la De Sio accanto a sé alla presentazione milanese. Lei si esibisce in tarantelle di Rodi e ballate folk, lui giura che un giorno ci farà vedere quant’è bravo a suonare il basso: "Lei scherza, ma io negli anni Sessanta mi esibivo in un gruppo e ci divertivamo a fare i Beatles! Altro che romanzi".
Roberta Scorranese
Salvatore Niffoi, "Il pane di Abele"
Adelphi - Pagg 168, 18 euro
