Brutalizzato alle elezioni, battuto culturalmente, spintonato ai margini di una società cattiva. E’ l’elettorato di sinistra raccontato e descritto con ironia da Edmondo Berselli, editorialista di Repubblica e dell’Espresso, nel suo libro “Sinistrati – Storia sentimentale di una catastrofe politica” (Mondadori, pp. 181, euro 17,50).
“Dopo che ci è arrivato addosso il tram, in quel fatale e crudelissimo mese di aprile – scrive Berselli, la cui analisi parte dall’esito delle ultime elezioni politiche -, ci abbiamo messo un po’ di tempo per capire cosa era successo. Sulle prime siamo rimasti seduti fra le rotaie, frastornati. Poco dopo ci siamo rialzati, non ancora del tutto coscienti. Fischiettando come se fossimo allegri, con l’espressione un po’ così, che abbiamo noi quando abbiamo preso una scoppola”. L’autore esamina con affetto e umorismo la storia e la “malattia” di quelli che per l’appunto chiama i “sinistrati” italiani e formula senza pietà la relativa diagnosi.
“Se non andiamo errati – si legge – noi in Italia abbiamo avuto il Partito comunista più forte dell’Occidente. A scanso di equivoci, abbiamo avuto anche un movimento sindacale che nel mondo sviluppato nessuno ha mai visto”. E allora cosa è andato storto? Dove si è sbagliato? Il discorso è davvero complicato, spiega Berselli, “perché non è che esista una sinistra sola, certificata da un’autorità culturale mondiale. La gente di sinistra, in ogni caso, vive nel ricordo di come si stava bene quando si stava peggio”, e puntualizza: “Siamo diventati tutti individualisti, atomizzati nel mercato del lavoro, preda delle agenzie interinali, spaventati dalla caduta tendenziale dell’occupazione nel settore pubblico, dispersi nella società anonima dell’era post-industriale, post-materialista, post-ideologica, e qualcuno dice anche post-politica. Figurarsi il disorientamento di quelli che erano comunisti”.
Dagli anni Settanta al pragmatismo di Berlinguer, dai governi Craxi alla nascita di Forza Italia, dall’Unione di Prodi al Partito democratico di Veltroni, l’autore ripercorre e rilegge la storia più recente del nostro Paese con una vena di ironia: “Bisogna riconoscere che noi sinistri siamo bacati dentro, abbiamo una tara, un cromosoma mancante. E’ per questo che abbiamo investito circa quindici anni della nostra vita nel progetto di mettere insieme una sinistra decente, che non importava nemmeno se era di sinistra davvero, purché fosse un’alternativa al berlusconismo”. Cosa dovrebbe fare allora questa forza politica per venire fuori dal pantano in cui è caduta? Per prima cosa, scrive Berselli, deve imparare a dire la verità, senza ricorrere a giri di parole o usare eufemismi. In seguito dovrà anche pronunciarsi sui programmi, sul futuro, sulle soluzioni ma per la “formula magica” si attenderà ancora a lungo. Tanto, visto il momento, “l’importante è non agitarsi troppo”.
Cinzia Morgante
