Non c’è retorica ne’ demagogia ne Un mondo quasi perfetto (Ed. Zeronovantuno, pagg. 190, 15 euro), il primo libro scritto da Luigi Pelazza, giornalista già noto al pubblico televisivo come inviato del programma di Italia Uno, Le Iene. Pelazza si apre al lettore raccontando in maniera molto colloquiale e diretta genesi e retroscena dei servizi che porta in tv, mettendolo direttamente davanti al meccanismo di produzione delle sue notizie, che nascono tutte da un’idea, da un’intuizione, talvolta da una segnalazione ma, innanzitutto, dalla curiosità di un uomo rispetto al mondo che lo circonda.
"Il violinista pedofilo", "Morire per un morto", "Tutto ha un prezzo, anche gli organi", "La cacciata degli zingari". Sono alcuni dei titoli delle inchieste che prendono la forma della narrazione, dalla storia dell’insospettabile giovane maestro di musica pedofilo, alla prova sul campo dell’esistenza di un racket legato al business delle agenzie delle pompe funebri in Campania, dalla vendita dei reni da parte di disperati e affamati di facili guadagni in Romania, alla cena con i rom baraccati sulle rive bolognesi del Reno la notte prima dello sgombero del 2004, evento che ebbe grande risonanza sui giornali e sollevò un polverone sulla giunta Cofferati, da poco insediata.
La "iena" Pelazza sperimenta tutto in prima persona: si unisce al gruppo di uomini e donne pronti ad affrontare il viaggio della speranza verso l’Italia su una carretta del mare in Tunisia, attraversa "il Paese che non c’è", l’impenetrabile Transnistria, imbottito di telecamere nascoste, va a raccogliere le storie degli italiani detenuti nelle carceri venezuelane. Toccanti anche le pagine "africane": i postumi della guerra civile della Sierra Leone, che bruciano ancora sui corpi e nelle menti della popolazione brutalizzata e mutilata, raccontati in "Un diamante è per sempre", o i bambini del Congo uccisi o abbandonati dalle loro famiglie perché ritenuti portatori di malefici, "I bambini posseduti dal demonio", reportage premiato anche dalla giuria del premio giornalistico internazionale Guido Carletti.
L’autore si muove da solo o con al massimo un paio di collaboratori: il lettore imparerà a conoscere "lo zingaro" Nicola e l’interprete romena Giulia come fossero dei veri e propri personaggi di un romanzo. "Non sono un eroe, né un giustiziere – scrive l’autore nell’ultimo capitolo, quello in cui riporta per intero una lettera di intimidazioni indirizzatagli dalla camorra dopo la messa in onda di uno dei suoi servizi girati a Napoli - Mi occupo di raccontare storie che a qualcuno danno fastidio. Certo, potrei fare altro, imbastire altri racconti, però non mi permetterebbero di capire di più dell’imperfezione che abbiamo causato a questo mondo".
Cinzia Morgante
