11/11/2008

Liedholm, campione di calcio e vita

Due libri ricordano il grande sportivo

Parafrasando il poeta, c’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi, d’antico. Polveri sottili. Odori, esalazioni, puzze. Aria magra, sottile appunto, ma è come lama acuminata per bronchi e polmoni. Non lo vedi, mister Smog, ma gli occhi ti s’arrossano, catarri violacei ti consumano, i capelli sono sporchi e umidi, ma viva la grande Milano. Milano da bere, forse, ma non da respirare. Ma c’è davvero ogni tanto nell’aria, quella della storia quotidiana, del nostro passato condiviso, c’è qualche musica che ritorna, come le note d’un tango per i vicoli di Buenos Aires. Tango lento, matematica e senso, ragione e sentimento. C’è nell’aria qualcosa che ritorna, come i ricordi di quando tutto era peggio, di quando tutto era meglio, se non altro perché avevo vent’anni, e il futuro non era ancora sceso alle mie spalle, brutta carogna putrida.

Così accade che per ragioni misteriose, confluenze magnetiche, influssi astrali, coincidenze telematiche, così accade che escano due libri due sullo stesso argomento, su un tema magari considerato laterale, quindi dimenticato per anni. In un angolo della memoria personale e collettiva. Ma ecco un raggio di sole nell’angolo, forse un trasloco (no, avevamo imbiancato il tuo studio, non ricordi?), e ritrovi nel cassetto della memoria i fogli della tua adolescenza. Fogli di diario, foglie d’autunno, ahimè.

Smetto di divagare in questa giornata piovorna, come diceva il Carducci a Miramare di Trieste (beato lui, mi sun chi alla tastiera a pigiare tasto su tasto). Torno ai due testi appena usciti – scritti con taglio diverso, eppure complementari: l’uno, scritto da Sebastiano Catte, scritto intrecciando soprattutto interviste, l’altro, quello di Gino Franchetti, più accorato e malinconico (pescando spesso nella memoria: “Ci sono cose e persone che ti restano dentro e non riesci proprio a strappartele via. Persone che hanno contribuito a fare di te quel che sei, ti hanno accompagnato nel bene e nel male, con i gesti, con la parola, ti hanno irritato o divertito, ti hanno chiesto aiuto o te l’hanno dato, sono state parte della tua storia personale e sono ormai parte di te”).

Due testi interessanti e toccanti, dedicati a un grande del nostro calcio, Nils Liedholm, svedese nato in Valdemarsvick, l’era il 1922. Tra i molti sport disponibili in patria, sceglie il football. E subito si rivela come un grande centrocampista, capace di coniugare tecnica, eleganza e perizia tattica; ovvia la convocazione nella nazionale svedese che arriva alla medaglia olimpica ai giochi di Londra (1948); un decennio dopo arriverà il risultato migliore di sempre, svedesoni secondi dietro un fantastico Brasile, quello del giovanissimo Pelè. Qui siamo già nella leggenda, nell’era televisiva, alle soglie della mia giovinezza. Qui la storia diventa anche piccola biografia personale, frammenti di memoria. Come il primo – povero e scarno quale l’Italia di allora -  Album delle figurine Panini (1961). Dico così perché in copertina (fondo giallo squillante, base verde prato) c’era lui, il Nils che colpiva di testa. La sfera era di cuoio, dura e pesante, altro che i palloncini leggeri e multicolori d’oggidì! La maglia, del Liedholm, era rossonera perché a Milano era arrivato nel 1949, raggiungendo due connazionali: che favole ragazzi!. Come dire l’enciclopedia del calcio, test d’ingresso per chi desidera affiliarsi alla setta d’Eupalla: cosa significa grenolì? Non è un grido di battaglia longobardo, né una formula magica d’Amalia la fattucchiera che ammalia, non è una nuova costellazione del pianeta moggino. No, ma il calcio c’entra, come sempre. Gre-no-li indica il terzetto delle meraviglie, i tre scandinavi venuti d’Isvezia a miracoli mostrare, appunto Gren, Nordhal e Liedholm. Chi sa sa e chi vuole capire capisca, altro non posso dire, se non che con loro tre il Milan arriva finalmente a dimensione nazionale, alla pari dell’Inter e della Juve (e quasi del povero Torino, consumatosi come odoroso ramoscello d’ulivo a Superga). Quattro scudetti quattro conquista per il carniere rossonero, poi smette, record di capacità e correttezza esemplare (mai macchia d’ammonizione sulla coscienza chiarissima). Ma non raggiunge gli avi vikinghi, resta per nostra fortuna nel Bel paese, a insegnare calcio ed educazione alla vita. Incomincia nella ancora nebbiosa città della madunina, giovanili del Milan, poi sale alla prima squadra. Sarà l’inizio di una lunga, gloriosa carriera, Verona, Monza, Varese, Fiorentina, Roma. Due campionati vinti, il primo a Milano l’altro nell’impossibile (sino ad allora) capitale; e tanti campioni lanciati nel calcio e nella vita, come Roberto Bottega, Giancarlo Antognoni, Franco Baresi, Bruno Conti, Carlo Ancelotti e Paolo Maldini (scusate se è poco).

Doveva restare due o tre anni all’ombra del Duomo, e invece si è fermato qui per sempre, il vecchio e buon Nils, stile da baronetto, ironia, flemma, cultura: una ventata d’aria fresca nel nostro calcio. Si è spento un anno fa con la sua consueta classe, in punta di piedi, nella residenza di Cuccaro Monferrato dove aveva passato gli ultimi anni, tra vigneti, buon vino e piacevoli ricordi. Gli sia lieve la terra e dolce il nettare di Bacco, come avrebbe detto il maestro di noi tutti.       

   
Gino Franchetti, Il mio amico Nils, Limina, 2008 (pagine 124 per 16 euro)
Sebastiano Catte, Nils Liedholm e la memoria lieve del calcio, Ethos edizioni, 2008 (pagine 265, 15 euro)


Alberto Brambilla