25/1/2008

Rutka Laskier, Diario da Auschwitz

Il racconto di una ragazzina 14enne

A 14 anni Zahava Laskier Scherz, guardando l’album di famiglia chiede al padre chi sia la ragazzina della sua età che tiene in mano un bambino. Per la prima volta il padre le racconta la verità su Rutka e lei scopre di avere avuto una sorellastra e un fratellastro morti ad Auschwitz. Due anni fa viene alla luce il diario di Rukta scritto tra il 42 e il 43 nel ghetto di Bedzin in Polonia che l’adolescente aveva nascosto sotto il pavimento di casa prima di essere deportata nel campo di concentramento. Rutka ,sapendo che non sarebbe sopravissuta, chiese ad un’amica non ebrea di recuperare il diario dopo la guerra e di fare conoscere la verità. Ci sono voluti 62 anni per portarlo alla luce. Solo di recente la signora polacca, spinta da un nipote, ha fatto pubblicare il diario di Rutka. E Zahava,per rispettare la volontà della sorellastra, si è fatta carico di fare conoscere in giro per il mondo la commovente testimonianza della sorella.”Se Dio esiste” scrive la quattordicenne Rutka nel suo diario,”non permetterebbe che la gente sia gettata viva dentro i forni,che ai bambini piccoli si spacchi la testa con il calcio dei fucili o li si faccia morire con il gas”. Tuttavia il Dario della giovane “Anna Frank” polacca parla anche di amicizia, di amori e delle piccole gioie in un mondo senza più speranza.

Come è stato accolto questo Diario in Polonia,dove ancora oggi serpeggia l’antisemitismo?
In Polonia questo diario è stato accolto positivamente soprattutto nella zona di Bedzin, dove Rutka viveva. Sono stati i primi  a capire l’importanza di questo documento, a  pubblicarlo e hanno cominciato a cercare la famiglia di Rutka ed è cosi che sono arrivati a me. Questo diario è stato incluso nel  programma scolastico delle scuole di Bedzin. La città ha organizzato un percorso per raccontare la storia di Rutka, il percorso che include,la sua casa,il ghetto fino alla ferrovia da dove partivano i treni per Auschwitz.

Rutka sapeva  quello che succedeva ad Auschwitz,quello che l’aspettava?
Si, sapeva assolutamente quello che sarebbe successo,quello che stava accadendo ad Auschwitz e di fatto lo scrive nel diario. Era a conoscenza delle camere a gas. Si è sempre detto che nessuno conosceva la verità, cosa  stesse realmente accadendo dentro ai campi di concentramento. Ma nel ghetto le informazioni circolavano, dunque si sapeva.

Come è venuta a conoscenza di sua sorella?
L’ho scoperto quando avevo 14 anni guardando un album di famiglia di fotografie. Sapevo che era un album di foto di una famiglia che era stata uccisa ad Auschwitz ma non sapevo che era la mia di famiglia. Quando ho chiesto a mio padre di raccontarmi chi era quella ragazzina che aveva la mia stessa età con in braccio un bambino,per la prima volta mio padre mi raccontò la verità. Fino ad allora non mi aveva mai voluto dire niente. Mi spiego che erano i suoi figli e che erano morti ad Auschwitz. Per me fu uno choc,ero convinta di essere figlia unica. Provai una profonda tristezza per il passato di mio padre, per la sua sofferenza. Di colpo mi ritrovai con una sorella.

Lei ha dato il nome di Rutka  a sua figlia?
Si è stata una cosa molto spontanea dare il nome di mia sorella morta a mia figlia. Di fatto quanto ero in attesa non sapevo se sarebbe stato un bambino o una bambina ma quando ho visto che era una femmina l’ho voluta chiamare  come lei. Quando è nata mia figlia, mio padre era ancora vivo ed è stato molto felice di questa mia decisione. La mia scelta l’ha colpito molto. Ha avuto un legame strettissimo e di grande amore con sua nipote.

Come è stato recuperato questo diario?
E’ stato una idea di Rutka  quella di salvare questo diario  per far conoscere la verità. Aveva una amica cattolica Sapinska che aveva abitato prima di lei in quella casa e che era stata obbligata a traslocare in un altro quartiere quando i nazisti avevano deciso di trasformare quella zona in un ghetto. Rutka aveva detto alla sua amica che stava scrivendo questo diario e che  probabilmente non sarebbe sopravissuta all’olocausto. Cosi si erano messe d’accordo. Rutka lo avrebbe nascosto in un nascondiglio, in un intercapedine nel pavimento e Sapinska  sarebbe tornata a riprenderlo alla fine della guerra. E cosi fecce. Sapinska  torno a vivere  nella sua vecchia casa e ritrovo il diario nel nascondiglio. Aspettò invano  il ritorno dell’amica o di qualche parente. Circa due anni fa un nipote è andato in visita da Sapinska che era oramai un’anziana signora, hanno parlato della guerra, dell’olocausto, di quello che era accaduto e Sapinska gli ha mostrato il diario. Il nipote l’ha letto, ha capito l’importanza di quella testimonianza e ha fatto in modo che venisse alla luce, che fosse pubblicato.

Rutka racconta episodi  molto forti.
In effetti scrive cose molto forti, perché viveva in tempi terribili, viveva in Polonia e constatava l’indifferenza dei polacchi a quella persecuzioni. Rutka raccontava la vita di tutti i giorni, era anche molto attiva politicamente, leggeva molto, sapeva cosa stava accadendo intorno a lei. Si dice che abbia fatto parte o simpatizzato con la resistenza. Aveva anche una vita sociale, amici, un amore. Era una ragazza  in pieno sviluppo, in piena adolescenza, piena di vitalità con una grande voglia di vivere, ma era anche molto realista.
 
Voleva che il suo diario fosse pubblicato?
Si, questa era la sua volontà. E’ un diario che sarà conosciuto in molti  paesi in Europa, anche in Italia. Rutka voleva che il mondo sapesse quello che era accaduto. E noi stiamo mettendo in pratica questo 62 anni dopo, lo facciamo per lei, per il mondo, per i giovani, per le nuove generazioni,  perché sappiano che queste cose sono successe,che sono cose orribili  e che dobbiamo fare tutto il possibile perché non accadano mai più..

 


Alice Werblowsky


Rutka  Laskier
Diario – la testimonianza ritrovata di una ragazza quattordicenne deportata ad Auschwitz.
Bompiani Editore