Prendersela con Il capo dei capi e chiedere lo stop alla fiction Mediaset su Riina può servire, come pensa Mastella, o no, come credono molti critici televisivi. Bloccare un’altra fiction (stavolta della Rai) come Una vita rubata, sulla storia di Graziella Campagna, uccisa perché testimone involontaria di un delitto di mafia, può servire o può non servire.
Si può discutere sull’eventualità di emulazione o se ne può non discutere. Ma siamo sempre lì: stiamo parlando e basta. La mafia vera è un’altra cosa. Volete vederla? Andate in libreria e comprate Mafia, dalla mattanza a Provenzano, di Costantino Margiotta edito da Zero91. Di parole qui ne troverete poche. Ma troverete i morti ammazzati, il sangue nelle macchine, lo strazio dei parenti, le teste mozzate, i corpi dilaniati e tutto quello che in tv non vi fanno vedere. Sul perché potremmo stare a parlare fino a domani, ma questo libro fotografico su ventisei anni di mafia vera, quella del sangue e delle pallottole, quella che va dall’assassinio Mattarella alla cattura di Provenzano, respinge le parole con la forza sismica delle sensazioni. Questo libro ammutolisce. L’autore, il trentacinquenne palermitano Margiotta, conosce bene il potere che hanno le immagini. Sono capaci di togliere la parola, riescono a gelare il sangue. E così ha deciso di raccogliere documenti fotografici preziosi, quelle immagini che spesso il pudore della cronaca finisce per censurare e che restano testimonianze mute in qualche archivio grigio.

Rigorosamente in bianco e nero (i colori dei fatti, della verità) Margiotta cuce istantanee efferate e grottesche: c’è la macchina dilaniata dalle pallottole nella quale perse la vita Piersanti Mattarella, nel 1980. E c’è il viso ridicolo e altero di Vito Ciancimino in manette. C’è Totò Riina, oscuro nel cipiglio impotente dell’animale braccato e ci sono morti i cui nomi hanno vissuto lo spazio di un tg: Giuseppe Areddia, Simone di Maria, Antonino Puccio. Non aspettatevi pudori, non aspettatevi censure, non pensate che si parli di mafia con la logica tribunizia “dell’emergenza sicurezza”. Alla crudezza dei corpi sventrati si affianca la sinistra chiarezza dei nomi e dei cognomi. In calce, le storie: impiegati, fruttivendoli, politici, imprenditori, disoccupati, ladri professionisti, capi carismatici. La spietatezza del crimine annulla le stratificazioni sociali e la forza bruta di un potere occulto appaia nomi e carriere: una unica montagna di carne. Nelle foto raccolte pazientemente da Margiotta, rivive una coloritura artistica quasi involontaria: quella della Palermo cruda e primitiva di stampo guttusiano. L’asprezza delle carni, il rosso onnipresente ma solo immaginato e soffocato dall’epica del bianco e nero, i corpi ridotti a manichini, quasi la scenografia di una fiction di cattivo gusto. L’intelligenza artistica di questo libro sta nell’aver centrato uno degli obbiettivi dell’arte: la nuda semplicità del vero.
Zero 91 - pp 176 - 39 euro
Roberta Scorranese