Che cosa può fare uno che uccide la propria madre venendo al mondo? Potrà rassegnarsi ad una vita gravida di assenze; potrà amare le donne di un amore tetro e disperato, tenace come un senso di colpa; oppure potrà diventare un romanzo. E così nasce “Le nuove confessioni”, il nuovo, ambiziosissimo lavoro dell’americano William Boyd.
Seicentoquaranta pagine per raccontare una vita che nasce con un omicidio, si consuma in un desiderio impossibile e termina con una vittoria tardiva. L’immaginaria biografia dello scozzese John James Todd attraversa il Novecento con la leggerezza del “secolo delle idee assassine”. Un padre e un fratello mai amati, il primo grande amore (immaginato ma mai vissuto) tra i seni della tata, l’accademia e la scoperta del castigo. La prima grande illusione: immaginare che il padre non sia l’austero (gretto) Todd, ma l’affascinante e colto Donald Verulam. E la prima delusione: il suo vero padre è davvero quell’omino bigotto e meschino. Poi, la partenza per la Grande Guerra, senza nemmeno la consolazione di un salutare schiaffo sveviano.

Durante la prigionia, la scoperta: John – James scopre Jean – Jacques e legge Le Confessioni di Rousseau. Un’opera che segna JJ con la veemenza di un colpo al cuore. Perché Le Confessioni è la storia della sua vita, è quello che ha fatto e, in controluce, quello che farà. La piccolezza di un uomo che riesce a cogliere i propri limiti, ma, allo stesso tempo, non intende separarsene, quasi per obbedire ad una silenziosa ma inevitabile predestinazione. E qui nasce il sogno che inseguirà per tutta la vita: mettere in scena quel romanzo. La carriera cinematografica che costruirà in seguito, tra un’Europa alla deriva e un’America che invece accoglie e mescola talenti esotici in fuga, sarà una corsa ad ostacoli alla realizzazione di questo progetto. Farà filmetti di serie B, diventerà povero in un’America Latina senza folclore, amerà una sola donna che, alla fine, lo tradirà nel modo peggiore (perché per un uomo non esiste tradimento peggiore di una donna che invecchia con cinico e compiaciuto risentimento).
In bilico tra genialità consapevole e compromesso inevitabile, tra purezza intellettuale e animalità sociale, JJ Todd siamo tutti noi, tutti noi cresciuti nel secolo scorso. E’ l’io minimo della società dei consumi, è il senza dio dell’America prometeica e demiurgica, è il dio ritrovato dell’uomo che non rinuncia se non per sfinimento finale. Le piccolezze di JJ Todd sono le nostre piccolezze, i suoi fallimenti assomigliano ai fallimenti di ciascuno di noi. E così in Boyd si compie quel piccolo miracolo che caratterizza la grande letteratura: ci rivela quello che sappiamo già, ci fa diventare familiare una pagina scritta, come se la conoscessimo da sempre, ma l’avessimo accantonata per rimozione. Forse John James Todd avrebbe meritato una fine migliore, alla Fielding, ma “il secolo breve” ha cancellato da tempo gli epiloghi felici. Non ci resta che una pacata rassegnazione alla paura. Si ritirerà su di un’isola mediterranea, abituandosi ad una vita sotto assedio, in cui l’ansia non è una malattia, ma una specie di viatico post moderno.
Roberta Scorranese
William Boyd,
Le nuove confessioni
Neri Pozza. 640 pagine, 19 euro