27/10/2006

Il ritorno alla vita di Salvatore

Un libro sul caso Crisafulli

Questa storia inizia dal suo finale, che è un lieto finale. E' una storia fatta di coraggio e di speranza, di tenacia e di forza di volontà. E' la storia di come Salvatore Crisafulli sia riuscito a convincere parenti, amici e medici di essere tornato alla vita.
E' l'11 settembre 2003 quando Salvatore si schianta con la sua vespa contro un furgone. Dopo un coma durato cinque mesi, si risveglia, ma si ritrova prigioniero del suo corpo. Salvatore vede, capisce quello che succede intorno a lui ma non può muovere gambe, braccia, non riesce a parlare.

E ci prova, con la disperazione che solo il pianto può dare, a farsi capire, ma niente. I medici troncano ogni speranza, per loro Salvatore è un vegetale, i movimenti delle sue palpebre solo casuali. Il paziente, insomma, non sembra cosciente. Ma non è così.

"Con gli occhi sbarrati" è il racconto appassionato dell'assurdo limbo in cui il 41enne siciliano è vissuto per oltre un anno. Crisafulli non riesce ancora a parlare, ma comunica grazie a un computer, e proprio grazie alla tecnologia l'autrice del libro Tamara Ferrari è riuscita a raccogliere la sua straordinaria testimonianza.

Un risveglio, quello di Crisafulli, che viaggia su due piani paralleli. Quello personale, in cui prende via via coscienza di ciò che gli è accaduto, capisce e lentamente assapora il suo ritorno alla vita, e quello esterno, in cui Salvatore cerca di convincere chi gli sta intorno di essere ancora vivo, del suo dramma di trovarsi prigioniero in un corpo che non gli risponde.
In questo suo lento riappropriarsi dell'esistenza, fondamentale è stato il ruolo dei familiari, che non hanno mai perso la speranza del risveglio. Per mesi la madre e i fratelli, che per stargli vicino nel frattempo avevano perso anche il lavoro, lo hanno portato di ospedale in ospedale, in Italia e all'estero, attendendo con fiducia che qualcuno credesse nei suoi segni di vita.

A Pietro, uno dei suoi fratelli, ha deciso di credere anche questo giornale, che per primo ha accolto l'appello per sensibilizzare l'opinione pubblica su quello che, per semplificare, fu definito il "Terri Schiavo" italiano. E sempre questo giornale fu il primo ad annunciare, con soddisfazione, nel luglio del 2005, che finalmente anche i medici si erano accorti che Salvatore era vivo.
Ora Crisafulli sta lentamente cercando di tornare alla normalità. I tempi sono lunghi, ma il coraggio che ha accompagnato lui e la sua famiglia in questi mesi non è certo venuto meno adesso.

Questo libro, oltre che essere il racconto di un'esperienza, e quindi un punto d'arrivo, vuole rappresentare anche un incoraggiamento per chi vive come ha vissuto Salvatore Crisafulli. E' nato un sito, che raccoglie informazioni e testimonianze, si spera di creare una fondazione per aiutare chi ha bisogno di cure. "Vorrei che quello che è successo a me non accadesse più a nessuno", dice Salvatore. Per realizzare il suo sogno, per cominciare, basta solo un clic qui.

Domenico Catagnano

Tamara Ferrari e Pietro Crisafulli
Con gli occhi sbarrati
L'Airone editrice
Euro 12

LA PREFAZIONE AL LIBRO SCRITTA DA PAOLO LIGUORI
Due sono gli autori di questo libro, Tamara Ferrari e Pietro Crisafulli, ed altrettanti i “risvegli”. Del primo, quello di Salvatore Crisafulli, leggerete tutto nelle pagine che seguono. Qualcosa era già noto dalle cronache, drammatiche, della sua lunga malattia e della sua resurrezione. La definisco così, senza enfasi, perché Crisafulli è nato davvero due volte. E mentre quasi tutti lo ritenevano in stato vegetativo irreversibile, si è aperto nel mondo perfino un dibattito sulla liceità o meno di staccare la spina ed abbandonare per sempre persone come lui. Terry Schiavo è morta, Salvatore Crisafulli, per fortuna, è vivo. Deve tutto all’amore di suo fratello Pietro e dei suoi familiari, che hanno creduto sempre che sarebbe tornato prima o poi. E deve anche qualcosa  alla coautrice del libro, Tamara Ferrari.
Anche per Tamara vorrei parlare di “risveglio”, o meglio di manifestazione di una realtà che non tutti avevano gli occhi per vedere e comprendere. La realtà di una cronista paziente, tenace, appassionata del suo lavoro, piena di umanità. Se non ci fosse stata Tamara, quando Salvatore “dormiva”, avremmo saputo ben poco della sua vita e delle sue condizioni. Quando tutti parlavano del grande dibattito morale e religioso che ci veniva da oltreoceano, Tamara era sempre lì a ricordare: “Guardate che noi abbiamo Crisafulli”.
Ed alla fine hanno avuto ragione loro due, contro tutti. Tamara, che ha perso le piume della giovane cronista ed ha messo e ali e Salvatore che è tornato a vivere e racconta in queste pagine la sua emozione. Noi, tutti gli altri, siamo sempre arrivati dopo. Per fortuna oggi ci regalano queste pagine per potere almeno capire ed apprezzare.
Quanti sono in giro per l’Italia ed il Mondo i Salvatore Crisafulli? Non sappiamo. Certo, speriamo che ognuno di loro trovi la sua Tamara. Ed ai giovani giornalisti e scrittori consigliamo: affrontate ogni caso che vi sembra importante con la passione e la tenacia di Tamara Ferrari.
Paolo Liguori