Secondo alcune stime sarebbero oltre 1000 i punti di raccolta di gioco illegale presenti in Italia. Si tratta dei cosiddetti ctd (centri trasmissione dati) che senza la concessione statale raccolgono scommesse. Per i concessionari autorizzati si tratta di una vera e propria spina nel fianco, un problema
a atavico che per molti di loro sta degenerando in una crisi presto irreversibile: "ormai i tempi sono strettissimi e se l'Amministrazione dei Monopoli di Stato, con la necessaria copertura legislativa, non dovesse intervenire in tempi brevi, molti concessionari autorizzati chiuderanno presto bottega consegnando di fatto il territorio all'illegalità - a lanciare il forte grido d'allarme è Maurizio Ughi, da sempre impegnato nella lotta contro il gioco non autorizzato dallo Stato Italiano ed in particolare contro i CTD - e pensare che una soluzione rapida ed efficace ci sarebbe (sono davvero dispiaciuto di averla trovata soltanto adesso, sostiene ancora Ughi). La chiave per la risoluzione definitiva del problema, o quotomeno di un contenimento efficace del fenomeno, sta nell'eliminare un'anomalia tutta italiana. Siamo infatti l'unico paese al mondo dove per raccogliere scommesse sono necessarie due licenze. La prima è quella relativa alla richiesta dell'articolo 88 del Tulps, la seconda è la concessione rilasciata dallo Stato Italiano per l'autorizzazione alla raccolta dei giochi e le scommesse tramite AAMS. Alcuni operatori esteri, che vedono il mercato italiano come fonte di reddito ma non accettano il nostro regime fiscale e quindi non vogliono acquistare una concessione, aggirano il problema con un sistema, dispiace dirlo, fino ad oggi efficace. Questi operatori - sottolinea Ughi - spesso si limitano ad inviare alla Questura di competenza la richiesta del rilascio dell'art.88 del Tulps e quindi aprono subito il negozio ed iniziano a raccogliere gioco. Se poi la Questura nega il rilascio si rivolgono al Tar, adducendo loro appartenenza alla comunità europea, dal quale ottengono nella maggior parte dei casi il via libera per l'autorizzazione della Questura. In questo modo aggirano il nostro regime concessorio e forti dell'autorizzazione della Questura operano senza problemi, producendo ingenti danni economici (sia allo Stato per i mancati versamenti all'Erario, sia ai concessionari per l'attività di concorrenza sleale) e sociali (per i giocatori non esiste certezza normativa e regolamentare su qualsiasi problema possa capitare loro, come ad esempio l'eventuale mancato pagamento di una vincita a seguito di una contestazione). A questo punto, visto che non si riesce a trovare una soluzione definitiva del problema, bisogna operare a monte del ciclo autorizzativo. Abroghiamo l'articolo 88 di Pubblica Sicurezza - è questa la proposta choc di Maurizio Ughi - in modo tale da ottenere due grandi vantaggi per il nostro sistema di gioco. Il primo è che i ctd non potranno più contare su una "copertura" da portare di fronte a tribunali e organi di controllo. Il secondo è che i requisiti richiesti per avere l'articolo 88 potrebbero esser fatti confluire nella concessione e quindi avere una semplificazione amministrativa e il controllo diretto da parte dell'Amministrazione. Così facendo ci sarà solo una licenza per accettare giochi e scommesse "la concessione" e chi non ne sarà in possesso potrà essere denunciato e perseguito per gioco clandestino. Insomma l'abrogazione dell'articolo 88 potrebbe quindi risultare quella soluzione definitiva che tutti gli operatori legali, che credono e sono al fianco dello Stato, sognano da tempo".
