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Innovazione e creatività, quando lʼattrattività stimola la crescita

Turismo, beni di consumo di qualità e industrie creative, ma anche investimenti pubblici e mecenatismo, sono questi gli indicatori che contribuiscono al valore economico della "bellezza" in Italia

Innovazione e creatività, quando l'attrattività stimola la crescita

Recentemente La fondazione Italia Patria della Bellezza ha redatto uno studio, in collaborazione con Prometeia, in cui prova a quantificare quanto vale l’economia della bellezza nel nostro Paese, stimandone il potenziale di crescita. In particolare l’indagine ha reso il concetto di bellezza “una dimensione concreta e misurabile”, in base ad alcuni di quei fattori chiave che rendono attrattivo il nostro Paese.

Prima di tutto, come spiega la Fondazione introducendo l’analisi, lo studio identifica i settori che costituiscono questa economia della bellezza - eccellenza manifatturiere, innovazione industriale, creatività, attrazione turistica, beni pubblici (capitale umano, ambiente, ricerca) e generosità -, provando poi a quantificarne l’impatto economico attraverso alcuni indicatori: ad esempio i beni di consumo di qualità e i beni tecnologici d’ingegno, ma anche le industrie creative, quella del turismo e gli investimenti pubblici destinati proprio alla bellezza e l’altruismo e il mecenatismo (ovvero pratiche come il volontariato o le donazioni).

Ebbene, calcolati tutti questi indicatori, il valore della bellezza è pari a 240 miliardi di euro nel nostro Paese e vale il 16,5% del nostro Pil. Un valore che, se i nostri indicatori vantassero performance come i rispettivi dei nostri principali partner, potrebbe salire di altri 130 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 25% del Prodotto interno lordo italiano totale.

Osservando i singoli indicatori, infatti, si può notare come l’industria creativa - che in Italia vale 61 miliardi di euro, il 4,2% del Pil - in Francia valga 109 miliardi, in Germania 128 miliardi e nel Regno Unito 121 miliardi, rappresentando rispettivamente il 5,7%, il 5,1% e il 6,8% del Pil.

Un altro esempio è dato dai beni di consumo di qualità. In Italia questo questa tipologia di prodotti vale 44 miliardi di euro (il 3% del Pil), facendo meglio della Francia, con 40 miliardi (il 2,1% del Pil), e del Regno Unito, con 28 miliardi (l’1,6% del Pil), ma peggio della Germania, con 87 miliardi di euro (il 3,4%).

Per quanto riguarda invece il turismo il nostro Paese può vantare una posizione intermedia: con 39 miliardi di euro, il valore economico del turismo italiano è più alto rispetto a quello britannico e a quello spagnolo - in entrambi i casi pari a 31 miliardi di euro - ma inferiore a quello francese, 46 miliardi, e a quello tedesco, 58 miliardi. Il confronto migliora se si guarda invece al peso sul Pil totale: meglio di noi fa solo la Spagna con una quota del 3,2% contro il nostro 2,7%, il 2,4% della Francia, il 2,3% della Germania e l’1,7% del Regno Unito.

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