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Fallimenti in calo e imprese in aumento

Secondo Unioncamere-InfoCamere, dallʼinizio del 2016 mediamente hanno chiuso i battenti 52 imprese al giorno

I segnali lanciati dal sistema imprenditoriale italiano – imprese in aumento e fallimenti in calo – sono sicuramente positivi.

Tuttavia i livelli precedenti la crisi economica sono ancora (molto) lontani.

Secondo i dati Unioncamere-InfoCamere, nei primi nove mesi del 2016 lo stock delle imprese iscritte alle Camere di commercio è aumentato di 41.597 unità, pari a 2.227 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2015, per un tasso di crescita nei nove mesi pari allo 0,7%.

Unioncamere osserva che il bilancio positivo fa il paio con quelli dei primi nove mesi del biennio 2014-2015 e riporta il ritmo di ricambio della base imprenditoriale ai valori del 2007. Non tutti i settori hanno offerto lo stesso contributo, però.

Oltre la metà del saldo gennaio-settembre è dovuto a soli tre comparti – turismo (+10.584 imprese), commercio (+6.703) e servizi alle imprese (+6.405) –, mentre, nello stesso periodo, sono rimasti in campo negativo le costruzioni (-2.485 unità da inizio anno), le attività manifatturiere (-1.657) e il comparto dell'estrazione di minerali (-34).

Quelli di Unioncamere non sono gli unici dati positivi provenienti dal tessuto imprenditoriale, però. L'Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata alla fine di settembre 2016 e realizzata da Cribis D&B, rileva che le imprese costrette a chiudere i battenti sono sempre meno, dopo il picco raggiunto nel 2014 (15.336 chiusure complessive).

Nel terzo trimestre del 2016 le imprese, che hanno portato i libri in Tribunale, sono state 2.704 e dunque in calo tanto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-4,4%) quanto rispetto al 2014 (-7,8%). Da gennaio ad oggi le imprese fallite sono state 10.047.

Tuttavia, se si confrontano i dati attuali con quelli relativi al 2009, le cose prendono una piega diversa: i fallimenti sono infatti cresciuti del 58,9%. “Un chiaro segnale che siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi”, commenta Cribis D&B.