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Dalla "Milano da bere" alla Milano da vendere

"Addio Cumenda", nuovi investimenti e passaggi di testimone internazionali per simboli calcistici come Milan e Inter e marchi come Pirelli e La Rinascente

Secondo diverse ricerche, Milano rappresenta il motore dell’economia italiana, con i migliori dati occupazionali e produttivi nel nostro Paese. Se il capoluogo lombardo si identifica come isola felice non si può dire che questa sia a tinte tricolori. Terra di conquista per investimenti e capitali esteri, provenienti in particolar modo dall’estremo oriente, la città meneghina si sta rifacendo il look grazie, soprattutto, a Cina e Qatar. Non si parla di piccole e medie imprese, ma di veri e propri colossi e simboli di una metropoli cresciuta anche grazie ai brand calcistici Milan e Inter e a grandi nomi come Pirelli o La Rinascente.

Silvio Berlusconi è solo l’ultimo proprietario, in ordine di tempo, ad aver ceduto alle avances macroeconomiche del Sol Levante, finalizzando un closing da più di mezzo miliardo di euro con Li Yonghong. Cessione, avvenuta all’incirca un anno dopo il passaggio dell’Inter a Suning, che va a completare l’acquisizione cinese del grande calcio milanese. Due simboli dello sport, ma la conquista orientale non termina qui. Pirelli, emblema storico dell'imprenditoria nostrana, non è più italiana poichè 8,5 miliardi di euro offerti dal colosso ChemChina hanno acquisito il 65% del gruppo produttore di pneumatici, sradicardone l’appartenenza allo stivale che durava da 93 anni.

Più economico, si fa per dire, l’affare qatariota che sta portando alla restaurazione dell’intero quartiere di Porta Nuova. Il nucleo finanziario di Milano è infatti tra le mani del fondo Qatar Investment Authority che si è assicurato un totale di 25 edifici, tra cui la celebre Torre Unicredit e il Bosco Verticale, per un valore di mercato totale di circa due miliardi di euro. Davanti a certe cifre, passa quasi inosservata l’acquisizione thailandese della Rinascente, ceduta alla Central Retail Corporation, per “soli” 205 milioni. Passaggio di proprietà che ha fatto da apripista ad altre numerose acquisizioni di brand appartenenti al mondo della moda.

Dalla Milano dell’EXPO alla Milano messa in vendita, quasi come se l’esposizione universale fosse servita da vera e propria vetrina per far gola agli acquirenti più facoltosi. Se poi si considerasse, dati anagrafe alla mano, che il signor Rossi non possiede più il cognome più diffuso nel capoluogo lombardo, rimpiazzato dal signor Hu, sarebbe facile arrivare a una conclusione. È ora che la madonnina si iscriva a un corso di lingue orientali.

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