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Bene lʼexport nel 2016, ma rallenta rispetto agli anni precedenti

Pesa lʼandamento del commercio mondiale, le esportazioni verso i Paesi extra-Ue sono diminuite dellʼ1,2%

Bene l'export nel 2016, ma rallenta rispetto agli anni precedenti

Si è chiuso positivamente il 2016 per le esportazioni italiane. Sia il mese di dicembre che l’intero anno hanno infatti riportato una crescita delle vendite di prodotti italiani verso l’estero, risultato di buone performance sia sui mercati europei che sui mercati al di fuori dell’Unione.

A dicembre l’Istat ha infatti registrato un aumento delle esportazioni pari al 2,3% rispetto al mese precedente (+2,5% per quelle verso i Paesi extra-Ue e +,1% per quelle verso i Paesi dell’Ue) e del 5,7% rispetto allo stesso mese del 2015 (+7,3% per quelle verso i Paesi dell’area Ue e +4,1% per quelli al di fuori dell’area). Risultati che contribuiscono al +1,1% messo a segno nell’intero 2016.

Confrontando però l’aumento registrato nel corso dello scorso anno con le crescite degli anni precedenti (+3,4% nel 2015 sul 2014 e +2,2% nel 2014 sul 2013) si può notare come il contributo del commercio con l’estero alla crescita economica del Paese nel 2016 sia stato nettamente inferiore rispetto a qualche anno fa.

A pesare sulle performance del 2016 è stato sicuramente il rallentamento del commercio mondiale e non a caso a fornire un impatto negativo sul consuntivo annuo sono state le esportazioni verso i Paesi extra-Ue, diminuite dell’1,2% a fronte di un aumento del 3% per le vendite verso i paesi dell’Unione europea.

Nel 2016, ha spiegato più volte anche l’Istat, il contributo maggiore alla crescita è dunque arrivato dalla domanda nazionale, una tendenza che potrebbe già invertirsi a partire dal 2017. Secondo REF Ricerche le crescite previste sia per il 2017 che per il 2018 – rispettivamente dell’1% e dello 0,9% - saranno legate soprattutto all’export, in vista soprattutto di una ripresa del commercio mondiale (salvo smentite legate alle spinte protezionistiche che si stanno via via diffondendo), mentre i consumi interni potrebbero tornare a rallentare, soprattutto nel breve termine a causa di una ripresa dell’inflazione.

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