18/3/2010

Laureati? Più disoccupati e poveri

Almalaurea:"Precari pure gli ingegneri"

I laureati dei giorni nostri? Sono giovani che hanno sempre meno lavoro, che spesso vanno ad arricchire l'esercito dei precari a lungo termine e che, anche quando riescono ad ottenere un contrattino, si ritrovano con buste paga sempre più leggere. Questo è quanto emerge dal nuovo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei "dottori" italiani, un quadro davvero a tinte fosche per quella che è stata ribattezzata "generazione mille euro".

L'indagine, che ha coinvolto oltre 210mila laureati, mostra, come spiegato da Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, "una situazione assai preoccupante. La congiuntura economica internazionale è sospesa fra timidi segnali di ripresa ed impatti negativi sull'occupazione. L'Italia vive in modo particolare questo passaggio con un deterioramento nei mercati del lavoro che fa lievitare disoccupazione e scoraggiamento tanto più consistenti nel Mezzogiorno e fra le donne, e che colpisce soprattutto i più giovani".

Disoccupazione in aumento anche per le lauree "forti", come ingegneria
Dall'analisi è emerso che rispetto all'anno prima è aumenta ancora la disoccupazione tra i laureati. Non solo fra quelli che hanno conseguito la laurea triennale, dal 16,5% al 22%, ma anche fra i laureati magistrali: dal 14% al 21%, e fra gli specialistici a ciclo unico (medici, architetti, veterinari, ecc.): dal 9% al 15%. Una tendenza questa, spiega il rapporto, che si registra indipendentemente dal percorso di studio (anche fra quelli tradizionalmente più solidi come quelli ingegneristici per limitarci ad un esempio) e dalla sede dove si è studiato e che si estende anche ai laureati a tre ed a cinque anni dal conseguimento del titolo.

Buste paga sempre più leggere
Il guadagno di un neolaureato, secondo quando emerge dall'indagine di Almalaurea, supera complessivamente i 1.050 euro netti mensili: in termini nominali 1.057 per gli specialistici, 1.109 per il primo livello, 1.110 per gli specialistici a ciclo unico. Rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo per tutte le tipologie di lauree considerate: la contrazione oscilla dal 2% tra i laureati di primo livello, al 3% tra i colleghi a ciclo unico fino a lievitare al 5% tra quelli specialistici. Con tali premesse, si legge nel rapporto, "è naturale attendersi un quadro ancor più critico se si considerano le retribuzioni reali, ovvero se si tiene conto del mutato potere d'acquisto: in tal caso, infatti, le contrazioni sopra evidenziate risultano accentuate di circa un punto percentuale in tutti i percorsi esaminati".

Si arricchisce l'esercito dei precari
La stabilità dell'impiego a dodici mesi dal titolo, già non particolarmente consistente, risulta per tutti i collettivi in esame in calo rispetto alla precedente rilevazione, con la sola eccezione degli specialistici a ciclo unico (per i quali il lavoro stabile, rimasto sostanzialmente invariato, è pari al 36%): la contrazione è di 3 punti percentuali per i laureati di primo livello (il lavoro stabile è pari, quest'anno, al 36%), mentre è di 2 punti per i colleghi specialistici (che corrisponde ad una quota di occupati stabili pari al 26%). Il confronto tra pubblico e privato consente di sottolineare come, ancora a cinque anni, la precarietà caratterizzi ampiamente il settore pubblico (63%, in particolare legato alla maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato) contrariamente a ciò che avviene nel settore privato, dove la stabilità è raggiunta dal 68% di chi vi lavora (l'analisi è opportunamente circoscritta ai lavoratori non autonomi che hanno iniziato l'attuale attività lavorativa dopo aver acquisito il titolo).


Ultimo aggiornamento ore 11:33


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