L'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, risponde a tono al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che nei giorni scorsi, aveva detto di ritenere "folle l'eventuale chiusura dell'impianto di Termini Imerese". "Per mia esperienza personale - ha detto il manager del Lingotto - prima di usare un linguaggio pesante come follia uno dovrebbe capire i dati. Se uno poi li capisce magari tira conclusioni diverse".

"Comunque - ha concluso l'a.d. - aspettiamo il 1 dicembre e il 21 dicembre", le due date in cui sono previsti l'incontro con il ministro Scajola e, successivamente, con le parti sociali.
Prima del round con i vertici del Lingotto, però, il ministro dello Sviluppo Economico incontrerà i sindacati siciliani. La convocazione è stata fissata per lunedì 30 novembre. Scajola ha assicurato che nella trattativa con Torino "il governo non sarà un mediatore indifferente ma piuttosto impegnato a salvaguardare la capacità produttiva".
Sindacati sul piede di guerra
Intanto, nell'attesa degli incontri, il fronte Termini Imerese resta caldo.
"Siamo indisponibili a qualsiasi tipo di ridimensionamento o chiusura di stabilimenti Fiat in Italia", chiarisce Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, per il quale esiste il rischio che "si sposti il baricentro Fiat fuori dall'Italia". "La questione Fiat - secondo Rinaldini - apre un problema di politica industriale serio. La Renault intende produrre l'auto elettrica entro il 2010, la Fiat vuole produrla negli Stati Uniti".
Il numero uno della Uilm, Antonino Regazzi, sostiene che governo e Regione Sicilia "sono intervenuti in ritardo, è come se avessero slegato i buoi e, dopo la loro uscita, cercassero di chiudere il recinto". Regazzi propone alla Fiat "un patto con le parti sociali per produrre a costi competitivi in Italia", mentre la Uilm di Palermo dichiara la sua disponibilità a trattare sull'utilizzo degli impianti e sulla flessibilità.
Ultimo aggiornamento ore 10:42
