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Milano, al Grande Museo del Duomo la “Pietà di Micciano” di Venturino Venturi

Nel centenario della nascita dellʼartista, la Chiesa di San Gottardo in Corte, chiesa degli artisti nella tradizione milanese, riafferma così l’importanza della scultura nella ricerca di forme artistiche sempre nuove

Dal 30 novembre al 6 aprile 2018, la Chiesa di San Gottardo in Corte - all’interno del percorso del Grande Museo del Duomo di Milano - accoglie la grande Pietà di Micciano, una delle opere più importanti della produzione scultorea di Venturino Venturi, grazie alla collaborazione tra la Veneranda Fabbrica del Duomo, l’Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo ed il Museo Archivio Venturino Venturi. La scultura - in marmo bianco di carrara - è stata realizzata nel 1997 per la Pieve di Micciano di Anghiari.

Milano, la Chiesa di San Gottardo in Corte accoglie la “Pietà di Micciano”

Nel centenario della nascita di Venturi, la Chiesa di San Gottardo in Corte - chiesa degli artisti nella tradizione milanese - riafferma così l’importanza della scultura nella ricerca di forme artistiche sempre nuove, in grado di rileggere i grandi momenti dell’esperienza della fede attraverso inediti linguaggi.

Le parole del poeta e amico Mario Luzi - “Non conoscessi Venturino da tanti anni, penserei che di artisti di quella specie si fosse perduta la razza - scriveva il poeta Mario Luzi, legato a Venturi da una solida amicizia - Promana da lui quel tanto di leggendario che colleghiamo con l’antica e perenne idea di creatore di forme vive; si tocca con mano la nascita di un’idea pensata nella materia che deve contenerla e esaltarla; non circospetto, non mediato né addomesticato dall’astuzia moderna: riappare l’antico confronto e la sfida tra la libertà e il limite”. Parole che tratteggiano un ritratto particolarmente interessante di Venturi, impegnato per tutta la sua vita nella meditazione sui grandi temi esistenziali, tra i quali quello della Madre. Tutto nasce dal vissuto personale dello scultore e, in particolare, dal dramma della guerra, che egli visse in prima persona sul fronte greco-albanese, dove rimase ferito gravemente.

L’opera dell'artista - Arte e vita si intrecciano in modo profondo nell’opera di Venturi. E la Pietà ne è la prova. La scultura assume un significato universale: nel sacrificio del Cristo tra le braccia della Madre è racchiuso il dramma dell’uomo del XX secolo, il cui cammino è segnato da decine di milioni di morti e da fiumi di sangue versato. Come suggerisce Luzi rileggendo Jacopone da Todi, “quelle crudeltà si operano e si consumano nella Sua carne. [Maria] è stata chiamata Donna de Paradiso e suo figlio è stato chiamato beato. Ma la forza di gravità del dolore sposta il centro nell’umano e solo nell’umano di questa prova”.

Non solo pessimismo e rassegnazione. Alla fine del percorso artistico di Venturi la parola chiave è “speranza”, come spiega lui stesso: “Io l’uomo non lo vedo morire, lo vedo nascere. Scolpire per me è come partorire... Io credo che, malgrado tutto, andiamo verso un rinascimento universale. Io ho l’impressione che mentre io rinasco gli altri stiano morendo. E allora io rinasco per farli rivivere cioè con la speranza di dargli vita”.

Il percorso della Pietà - La “grande statua”, del peso di due tonnellate, non si ferma: da una pieve di un borgo in provincia di Arezzo, ha raggiunto Milano mostrandosi davanti all’altare della Basilica di Santa Maria delle Grazie, per poi approdare in Svizzera, a Mendrisio, nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. E ora tornerà, appunto, a Milano.

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