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Terremoto del Belice, 50 anni fa il sisma che devastò la valle siciliana

Le scosse tra il 14 e il 15 gennaio 1968 furono in tutto 16. Terribile il bilancio: 231 le vittime accertate, oltre 600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati

Una prima scossa alle 13:48, seguita da un'altra, forse ancora più forte, alle 14:15. E' il 14 gennaio del 1968 e nello spazio di mezz'ora la Valle del Belice, nella Sicilia occidentale, viene devastata. Interi paesi vengono rasi al suolo. La terra riprende a tremare anche due ore e mezza dopo, alle 16:48, e nella notte, alle 2:33 e alle 3:01. Il bilancio è terribile: 231 le vittime accertate (più di 400 secondo alcune fonti), oltre 600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati.

Terremoto del Belice, 50 fa il sisma che devastò la valle siciliana

Fiumi di gente si riversano in strada e molti decidono di passare la notte all'aperto in rifugi di fortuna. E' per questo che sotto le case abbattute e sbriciolate si contano "soltanto" 300 morti quando si susseguono altre scosse il 15 gennaio, per un totale di sedici. I pochi muri ancora rimasti in piedi crollano completamente in seguito alla fortissima scossa registrata dopo dieci giorni, il 25 gennaio, alle ore 10:56.

I paesi coinvolti escono annientati dal sisma: da Montevago a Gibellina, da Salaparuta a Poggioreale, da Menfi a Partanna, da Salemi a Santa Margherita di Belice e Santa Ninfa. Le strade vengono letteralmente risucchiate dalla terra, rendendo di fatto impraticabili molti collegamenti con i centri colpiti anche a 24 ore dal terremoto. La situazione si ripercuote l'opera dei soccorritori, già poco coordinati.

La ferita profonda subita dal Belice cinquant'anni fa ancora oggi non si è completamente rimarginata. Tutto il Paese scopre una regione povera e lontana dai fasti del boom economico. La ricostruzione è stata lenta e ha privilegiato l'aspetto assistenziale.

Nel periodo immediatamente successivo al terremoto, lo Stato agevola in ogni modo l'emigrazione degli sfollati verso il Nord Italia e l'estero, i comitati locali si oppongono e promuovono progetti di ricostruzione dal basso in contrasto con la gestione ministeriale del governo da una parte e i tentativi della mafia di intercettare le risorse dall'altra. Tra una serie infinita di piani di ricostruzione, turbolente manifestazioni dei comitati a Roma e a Palermo, scioperi fiscali e proteste anti-leva, il Belice prova a cambiare il suo destino e a diventare una valle verde ricca di vigneti e ulivi.

Oggi, tra i sismologi che definiscono ancora "attiva" la faglia del Belice e il ricordo doveroso delle istituzioni, la valle siciliana rialza ancora una volta la testa per "ricostruire il futuro", come hanno dichiarato i sindaci dei paesi colpiti.

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