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Napoli, dicono che è uno stupratore: la camorra lo uccide

La vicenda risale al 2015: la polizia ha individuato uno dei presunti autori dellʼesecuzione

Napoli, dicono che è uno stupratore: la camorra lo uccide

Sospettato di violenza sessuale ai danni di un minore e per questo motivo meritevole di morire. Sarebbe questo il movente dell'omicidio di un giovane tunisimo, ucciso a Napoli nel 2015 con due colpi d'arma da fuoco alla tempia. Individuato uno dei colpevoli dell'esecuzione: Salvatore Sembianza, 37 anni, già detenuto per altri motivi e affiliato al clan Mazzarella.

La vicenda - L'accusa nei confronti della vittima non era stata mai accertata, ma il sospetto di stupro sarebbe bastato a richiedere la vendetta della camorra. Chafai Abdelmadij, originario della Tunisia e da alcuni anni residente a Napoli, venne attirato nel giungo del 2015 dentro un appartamento di Poggioreale e ucciso con due colpi di pistola sparati alla tempia.

Il corpo dell'uomo era stato messo dentro una busta di plastica, dato alle fiamme e abbandonato tra i cumuli di rifiuti lungo la strada di via della Mongolfiera nella zona di San Pietro a Patierno in modo da rimanere ben visibile. Un messaggio chiaro, secondo gli agenti della squadra mobile di Napoli che hanno condotto le indagine, da parte della camorra per rendere nota la punizione a cui il tunisino era andato incontro.

La svolta - Dopo due anni di lavoro, gli agenti hanno individuato uno dei presunti autori dell'omicidio. Si tratta di Salvatore Sembianza, 37 anni, già detenuto per altri motivi. Sarebbe stato proprio lui ad attrarre il giovane straniero nell'appartamento. Trovato la mattina dell'otto giugno 2015 il corpo del tunisino aveva i piedi legati con una corda e segni sul collo. Sembianza, legato al clan camorristico Mazzarella, dovrà rispondere d'omicidio, porto e detenzione d'arma da fuoco, distruzione e soppressione di cadavere. A sparare al tunisino, però, era stata un'altra persona  legata alla famiglia Mazzarella e già da tempo collaboratore di giustizia.

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