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Lʼuntore di Ancona alla compagna: "LʼHIV non esiste, è una balla"

Lʼuomo sosteneva che in realtà fossero i farmaci a uccidere i malati di Aids. La compagna: "Mi ha defraudata della libertà di scelta"

"Ero sieropositivo, ma poi ho rifatto gli esami e non è risultato più niente". Così Claudio Pinti, l'"untore" anconetano arrestato mercoledì, si giustificava con la compagna quando lei, dopo aver saputo da un amico che l'uomo era affetto dall'HIV, gli aveva chiesto spiegazioni. E lui le aveva anche spiegato che "L'HIV non esiste, è una balla: sono i farmaci che ti ammazzano".

Ora la donna, che dopo essersi sottoposta ad analisi e aver scoperto il contagio l'ha denunciato, dice di sentirsi "defraudata della libertà di scelta e ingannata sul suo stato di salute". La frequentazione con Pinti era cominciata a febbraio. Ad aprile la donna si era curata per una sindrome influenzale che non passava, ma poi un amico comune le aveva stato confidato che il suo compagno era sieropositivo e così lei si era sottoposta agli esami.

In una disperata serie di messaggi Whatsapp, lei aveva chiesto spiegazioni a Pinti, ottenendo parziali ammissioni alternate a dinieghi della malattia. Lui le aveva persino inviato un video-selfie in cui inscenava un autoesame con il kit per il prelievo ematico.

Ancona, malato Hiv ebbe rapporti non protetti: forse 200 vittime

Potrebbero essere oltre 200 le donne vittime di contagio del virus Hiv per rapporti sessuali con Claudio Pinti, 36 anni, autotrasportatore di Ancona, che, malato da 11 anni, ha continuato ad avere rapporti non protetti. L'uomo è stato arrestato con l'accusa di lesioni dolose gravissime. La polizia ha lanciato un appello per individuare le potenziali vittime, conosciute dal camionista anche attraverso chat e social network.

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