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10.10.2012

La 'ndrangheta a Milano: soldi in cambio di voti
e appalti truccati. Boccassini: patto con la mafia

Esce allo scoperto il sistema di intrecci politica-criminalità all'ombra della Madonnina

20:06 - Perquisizioni, sequestri e la notifica di avvisi di garanzia sono in corso in Calabria, Lombardia e Lazio nell'ambito di una inchiesta della Dda di Catanzaro contro la cosca della 'ndrangheta dei Mancuso. Secondo gli inquirenti, la cosca attraverso una fitta rete di rapporti con la massoneria siciliana era riuscita a controllare diversi appalti e subappalti per lavori in Lombardia. Al momento sono indagate una decina di persone.
Il sistema funzionava tra voti comprati e appalti truccati, in un cocktail micidiale di soldi, assunzioni all'Aler, giri di appartamenti e appalti. E' quanto emerso dalla conferenza stampa tenuta dagli inquirenti in Tribunale a Milano per svelare i retroscena del piano 'ndrangheta sotto la Madonnina.

Boccassini: "C'era un patto mafia-politica"
L'operazione che ha portato in carcere l'assessore regionale lombardo Domenico Zambetti testimonia un "patto criminale tra un rappresentante delle Istituzioni e un gruppo della criminalità organizzata mafiosa", ha detto il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. In base a questo patto il politico, ha chiarito il magistrato, è diventato "un patrimonio dell'organizzazione mafiosa che da lui pretendeva favori".

Democrazia "drogata"
Zambetti, ha detto ancora la Boccassini, si è rivolto alla 'ndrangheta "come se fosse una holding" per recuperare i voti che gli erano necessari alle elezioni regionali del 2010. E ha aggiunto che "questo è devastante per i principi della democrazia". "E' stato verificato - ha aggiunto - che il procacciamento dei voti ha determinato l'inquinamento dell'agire di un Paese democratico".

D'altra parte Zambetti, secondo il procuratore aggiunto, era diventato "patrimonio di tutta l'organizzazione criminale". "Nel momento in cui un pubblico funzionario consapevolmente si porta verso una organizzazione criminale - ha detto il magistrato - è evidente che rimane inglobato nel meccanismo e che deve fare dei favori. E' come se ci fosse stato un patto, perché anche altri soggetti criminali poi chiedono favori". Un aspetto particolarmente "inquietante", secondo Boccassini, è la circostanza che Zambetti, quando a un certo punto si rifiuta di pagare, è sottoposto a "minacce e atti di intimidazione e alla fine cede e paga".

I voti di scambio e le corsie preferenziali negli appalti
Oltre a versare una somma di 200mila euro in cambio di 4.500 voti circa della 'ndrangheta, Zambetti ha anche fatto assumere la figlia di uno degli esponenti di spicco della 'ndrangheta, Eugenio Costantino, all'Aler. C'erano poi appartamenti Aler promessi e corsie preferenziali in appalti legati alle scuole.

Un vero e proprio sistema tutto costruito nel segno dell'illegalità, che avrebbe fatto capo all'assessore arrestato. Risulterebbe che Zambetti aveva "rapporti forti e risalenti nel tempo con la criminalità organizzata calabrese", come scrive il gip di Milano Alessandro Santangelo parlando della "contiguità mafiosa" dell'assessore e della sua "conseguente disponibilità all'illecito" nel suo ruolo politico.

Ma c'era anche chi rifiutava di stare a queste regole. Come un candidato alle elezioni comunali di Rho (Milano), che dice no a voti di matrice 'ndranghetista. Il pm Giuseppe D'Amico ha detto che questo candidato, di una lista civica, poi apparentato con la Lega, ha risposto con un sms a chi gli offriva voti "sporchi", dicendo: "Non accetto voti di lobby strane". Rifiuto definito "encomiabile" dalla Boccassini, che ha sottolineato però anche come questo candidato non abbia sporto nessuna denuncia, "dato inquietante, che possiamo spiegare solo con la paura".
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