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La Diretta

Regeni, fonti: la procura egiziana esamina i video della sorveglianza

Al vaglio dei giudici anche i tabulati telefonici, dai quali emerge che lʼultima chiamata di Giulio al suo amico Gervasio "è durata 20 minuti". Gli investigatori italiani ipotizzano il coinvolgimento di organismi de Il Cairo. Lʼautopsia conferma: Regeni fu torturato

Regeni, fonti: la procura egiziana esamina i video della sorveglianza

La magistratura egiziana sta visionando registrazioni di videosorveglianza di negozi e appartamenti della zona in cui è scomparso Giulio Regeni. La conferma arriva da fonti de Il Cairo, che fanno riferimento a notizie rilanciate dal sito locale Al Watan. Secondo il New York Times il fermo dell'italiano da parte di due agenti in borghese sarebbe stato "ripreso da quattro telecamere di sicurezza di altrettanti negozi del quartiere".

Le indagini degli apparati di sicurezza hanno affermato che l'ultimo posto dove si trovava Giulio Regeni era via Sudan. Le fonti rivelano che "le forze di sicurezza hanno immediatamente setacciato la strada, in particolare i negozi che vi si affacciano, per informarsi se ci sono videocamere che abbiano ripreso immagini della vittima".

El Watan segnala inoltre che la Procura di Giza, "sotto la direzione del giudice Ahmed Nagy, ha ricevuto il rapporto di medicina legale" su Regeni. "I responsabili della Procura hanno anche interrogato gli abitanti del suo immobile".

"Ultima telefonata di 20 minuti" - Secondo alcune fonti giudiziarie, è durata 20 minuti l'ultima telefonata effettuata da Giulio Regeni prima di essere rapito per poi finire torturato a morte. "La procura generale ha ricevuto tabulati telefonici che mostrano" come "l'ultima chiamata è stata fatta al suo amico italiano Gennaro" Gervasio, affermano le fonti citate da Al Ahram.

Ipotesi ruolo organismi Egitto - Al momento l'ipotesi del coinvolgimento di organismi egiziani nella vicenda della morte del ricercatore italiano sembra la più accreditata tra gli inquirenti. Secondo quanto si apprende, gli investigatori italiani a Il Cairo faticano però a raccogliere elementi sulla fine del ricercatore italiano. Le attività investigative in loco, infatti, vanno avanti con lentezza anche, probabilmente, per le metodologie di indagine utilizzate dagli apparati di sicurezza egiziani diverse dalle nostre.

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