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La Diretta

I genitori di Regeni agli 007 italiani: "Tornate solo quando sarà fatta luce"

"Contiamo sullʼimpegno che hanno preso con noi alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane. E pensiamo che continuare a chiedere la verità sia una battaglia per tutti"

I genitori di Regeni agli 007 italiani: "Tornate solo quando sarà fatta luce"

"Giulio era nostro figlio. Un giovane uomo, un viaggiatore. Era un cittadino del mondo". Così Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni, il dottorando ucciso in Egitto, raccontano la vita del figlio in un'intervista a Repubblica. I due dicono di "avere molta fiducia nelle nostre forze di polizia, nel pm, nelle istituzioni", ma chiedono "che i nostri investigatori a Il Cairo ritornino in Italia solo quando sarà stata fatta completa chiarezza".

"Contiamo sull'impegno che hanno preso con noi alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane - proseguono i genitori - che ci hanno assicurato che la storia di Giulio non cadrà nell'oblio. Vogliamo soltanto la verità su cosa è accaduto a Giulio. Chiediamo che non ci sia nessuna omissione, nessun tentennamento. E' giusto per lui. E' giusto per tutti".

"Pensiamo - proseguono - che continuare a chiedere la verità sia una battaglia anche per tutti quelli che, come Giulio, sono stati oggetto di inspiegabile violenza. Per questo chiediamo un regalo a quanti si sentono vicini a nostro figlio e credono nei suoi ideali di vita e nella ricerca della verità: esponete quello striscione". E chiedono che "il nome e l'immagine di Giulio non siano strumentalizzati".

I genitori descrivono Giulio come "un cittadino del mondo. In quello che faceva era spinto da una forte passione. Credeva di poter migliorare la vita delle persone. Non abbiamo mai ostacolato le sue scelte. Abbiamo sempre cercato di sostenerlo e comprenderlo. Non ritenevamo l'Egitto più pericoloso di tanti altri Paesi. Giulio era molto prudente ed era la terza volta che andava a Il Cairo. Era lì come ricercatore: credeva nella ricerca come emancipazione dell'uomo e della donna". Sulla possibilità che il lavoro di ricerca di Giulio sia stato usato impropriamente da altri, "speriamo proprio di no. E al momento non abbiamo elementi per poterlo dire".

L'ultimo contatto è stato "domenica 24 gennaio, via Skype. Siamo rimasti a chiacchierare per due ore. Giulio era molto soddisfatto della sua ricerca, anche degli ultimi feedback ricevuti da Maha Abdelrahman, la sua professoressa di Cambridge", dicono. A riferire della scomparsa, "il console italiano al Cairo, Alessandra Tognonato. Ci telefonò mercoledì 27 gennaio. Siamo arrivati a Il Cairo sabato 30 gennaio. E sono stati giorni d'ansia. Ci sono stati vicini sia l'ambasciata italiana sia gli amici che Giulio aveva a Il Cairo. Avevamo la speranza che le cose sarebbero andate a finire bene. E comunque sentivamo di vivere una cosa più grande di noi".

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