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Il tribunale di Parma ha inoltre condannato a tre anni e tre mesi gli allora manager di Capitalia Eugenio Favale e Antonio Muto. Stessa pena per un altro ex dirigente della banca, Alberto Monza.
Nel procedimento Ciappazzi, la procura di Parma sostiene che l'acquisto da parte del gruppo di Collecchio della società in gravi difficoltà economiche avvenne per effetto delle pressioni esercitate da Geronzi, all'epoca dei fatti numero uno di Banca di Roma poi Capitalia, che ha sempre respinto le accuse. In sintesi, secondo la procura Geronzi (creditore con Banca di Roma del gruppo decotto Ciappazzi) avrebbe "costretto" Tanzi a rilevare l'azienda, condizionando a questa operazione la concessione di finanziamenti alle società del gruppo Parmalat.
Arpe: "Decisione paradossale e non meritata"
"La sentenza del processo Ciappazzi riconosce la mia estraneità alla vicenda Ciappazzi e dunque mi assolve. Nello stesso tempo però sarei colpevole per un finanziamento a Parmatour al quale mi ero opposto, che è stato deliberato in mia assenza e che non avrei potuto impedire neppure ex post". E' quanto dichiara Matteo Arpe, dopo la sentenza che lo ha condannato per bancarotta a tre anni e sette mesi. "Sotto questo aspetto -prosegue- la decisione pare francamente paradossale e soprattutto non meritata".
Nel procedimento Ciappazzi, la procura di Parma sostiene che l'acquisto da parte del gruppo di Collecchio della società in gravi difficoltà economiche avvenne per effetto delle pressioni esercitate da Geronzi, all'epoca dei fatti numero uno di Banca di Roma poi Capitalia, che ha sempre respinto le accuse. In sintesi, secondo la procura Geronzi (creditore con Banca di Roma del gruppo decotto Ciappazzi) avrebbe "costretto" Tanzi a rilevare l'azienda, condizionando a questa operazione la concessione di finanziamenti alle società del gruppo Parmalat.
Arpe: "Decisione paradossale e non meritata"
"La sentenza del processo Ciappazzi riconosce la mia estraneità alla vicenda Ciappazzi e dunque mi assolve. Nello stesso tempo però sarei colpevole per un finanziamento a Parmatour al quale mi ero opposto, che è stato deliberato in mia assenza e che non avrei potuto impedire neppure ex post". E' quanto dichiara Matteo Arpe, dopo la sentenza che lo ha condannato per bancarotta a tre anni e sette mesi. "Sotto questo aspetto -prosegue- la decisione pare francamente paradossale e soprattutto non meritata".







