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30/4/2010

Caso Cucchi, "non fu omicidio"

Chiusa inchiesta,abbandono di incapace

La Procura ha chiuso l'inchiesta per la morte di Stefano Cucchi. Rischiano il processo 13 persone: lesioni e abuso di autorità per i tre agenti penitenziari. Favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica, per dieci tra funzionari, medici ed infermieri dell'ospedale. Decade l'accusa di omicidio colposo, ma viene iscritta quella di abbandono di incapace: rischiano 8 anni. Il pm: "Un po' di acqua e zucchero e lo salvavano".

Caso Cucchi, "non fu omicidio"

I magistrati, dopo aver ricevuto i risultati delle perizie, hanno modificato le originarie ipotesi di accusa che erano di omicidio preterintenzionale per gli agenti ritenuti responsabili del pestaggio (avvenuto il 16 ottobre in una cella di sicurezza del Tribunale di Roma), e di omicidio colposo per i medici del reparto penitenziario del Sandro Pertini in cui fu ricoverato Cucchi. A tutti e tredici gli indagati è stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini, che anticipa formalmente la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm al gip. Due giorni fa la senatrice radicale Donatella Poretti ha annunciato che i documenti relativi alla vicenda saranno desecretati e posti sul web a disposizione del pubblico. Secondo i magistrati della procura di Roma, la morte di Cucchi sarebbe conseguente all'"abbandono di persona incapace": questo profilerebbe una accusa nei confronti dei medici e infermieri del Pertini, più grave dell'omicidio colposo, sanzionabile fino ad 8 anni di reclusione mentre per il colposo si rischiano cinque anni. Nel capo di imputazione i pm scrivono che i medici e gli infermieri in servizio dal 18 ottobre al 22 ottobre dello scorso anno "abbandonavano Stefano Cucchi del quale dovevano avere cura" in quanto "incapace di provvedere a se stesso". In particolare il giovane "era affetto da politraumatismo acuto, con bradicardia grave e marcata, alterazione dei parametri epatici" e "segni di insufficienza renale". Una situazione, secondo i magistrati, che lo poneva "in uno stato di pericolo di vita" e che quindi "esigeva il pieno attivarsi dei sanitari" che invece "omettevano di adottare i più elementari presidi terapeutici e di assistenza che nel caso di specie apparivano doverosi e tecnicamente di semplice esecuzione e adottabilità e non comportavano particolari difficoltà di attuazione essendo peraltro certamente idonei a evitare il decesso del paziente".

Avvocato famiglia Cucchi: "Soddisfatto"
"Noi siamo molto soddisfatti dell'attività investigativa dei pm: il reato di abbandono di incapace è terribile, peggio dell'omicidio colposo". L'avvocato della famiglia Cucchi Fabio Anselmo commenta così a "CNRmedia" la chiusura delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. "Siamo molto soddisfatti, a prescindere dalla qualificazione giuridica del ruolo delle guardie carcerarie sulla quale noi argomenteremo in seguito, perché riteniamo che Stefano non sarebbe morto se non fosse stato picchiato. Il quadro che emerge dal capo di imputazione è questo: Stefano è morto dopo essere stato pestato ed è morto in una condizione terribile: il capo di imputazione è terribile". Il fatto che siano sparite le accuse di omicidio per il legale dei Cucchi non è un problema fondamentale: "Così è anche peggio, non è vero che l'omicidio cade: l'omicidio c'è ed è in conseguenza dell'abbandono totale di una persona che era sotto custodia".

Pm: "Salvo con un cucchiaino di acqua e zucchero"
Gli inquirenti della Procura di Roma, rispetto alla condotta contestata a 5 medici dell'ospedale Sandro Pertini e a tre infermieri, sono chiari: "Volontariamente omettevano di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontro di valori di glicemia ematica pur essendo tale valore al di sotto della soglia ritenuta pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua, misura idonea ad evitare il decesso".   Prosegue il pm: "Abbandonarono Stefano Cucchi al suo destino. Volontariamente omettevano di effettuare un elettrocardiogramma, necessario dopo il riscontro di una frequenza cardiaca pare a 46 Bpm, non adottando, attraverso una semplice palpazione del polso, alcuna misura diagnostica, omettendo il controllo seriato degli elettrodi e della glicemia, accertamenti questi di assai semplice esecuzione in presenza di prelievi ematici quotidiani".


Ultimo aggiornamento ore 15:31


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