Chi fotografa in spiaggia bambini in costume, non può essere automaticamente accusato di pedopornografia e, per questo, finire in carcere. Lo ha stabilito la Cassazione, annullando l'ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di Roma e confermata dal tribunale del Riesame a carico di un 43enne afghano, accusato di pedopornografia per avere scattato fotografie sulla spiaggia di Ostia il sedere di alcuni bambini con il suo cellulare.

Secondo la Suprema Corte, le norme europee non consentono di incriminare, e men che meno arrestare, chi si limita a ritrarre dei minorenni, anche se solo "posteriormente", senza che i piccoli siano "coinvolti in una condotta sessualmente esplicita".
Nelle foto i bimbi hanno indosso il costumino, "in posizione assolutamente innocente perché stanno camminando, o sono in piedi su una roccia, o sono chinati per salire su una roccia con l'aiuto delle mani: nessuna esibizione lasciva, quindi, e nessun atteggiamento sessualmente allusivo" scrivono gli ermellini.
"Si può anche comprendere - scrive la Cassazione nella sentenza di scarcerazione 10981 - come il comportamento di uno sconosciuto che fotografa insistentemente bambini sulla spiaggia possa destare preoccupazione o allarme nei genitori". Ma non si può condannare un fotografo e incarcerarlo preventivamente solo per il sospetto che intenda poi produrre materiale pedopornografico.
Al massimo questo tipo di comportamento - aggiunge l'alta Corte - può essere multato per molestie, ma non configura certo "il gravissimo delitto di pedopornografia che richiede essenzialmente esibizioni o materiali rappresentativi connotati da una allusione o un richiamo di tipo sessuale", punibile con la reclusione da 6 a 12 anni, oltre alla multa.
Ultimo aggiornamento ore 16:21

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