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12/3/2010

"Vanacore vide cadavere per primo"

Via Poma,pm:con moglie depistò indagini

Pietrino Vanacore fu il primo a entrare nell'appartamento di via Poma dopo l'omicidio di Simonetta Cesaroni. E' quanto ha sostenuto il pm, Ilaria Calò, nel corso della quarta udienza per il delitto che vede come imputato l'ex fidanzato della vittima, Raniero Busco. Il pm ha inoltre precisato che Vanacore e la moglie, con "atteggiamenti anomali", hanno contribuito a "depistare le indagini per 20 anni".

La ricostruzione del pm arriva a pochi giorni dal suicidio di Vanacore, che avrebbe dovuto testimoniare in aula. Il magistrato ha insistito soprattutto sulla dinamica dei fatti e la loro collocazione temporale, mostrando il mazzo di chiavi con il nastrino giallo, che furono poi sequestrate alla moglie del portiere, Giuseppa De Luca. Proprio le chiavi, secondo il pm, sono uno degli elementi principali dell'inchiesta.

"Vanacore entrò per primo negli uffici dell'associazione Ostelli della Gioventù al terzo piano, trovando la porta socchiusa e individuò il corpo senza vita della Cesaroni nella stanza del direttore, Corrado Carboni - ha ricostruito Ilaria Calò -. Pensando a un incontro clandestino della Cesaroni, effettua tre telefonate al presidente degli Ostelli della Gioventù, Francesco Caracciolo, al direttore Corrado Carboni e al capo di Simonetta, Salvatore Volponi".

Poi, sempre secondo la ricostruzione del pm, "Vanacore non allertò la polizia, prende le chiavi con il nastro giallo, che erano quelle di riserva per accedere agli uffici ed appese ad un chiodo dietro la porta, e va via chiudendo l'ingresso". Nella fretta, il portiere avrebbe dimenticato nell'appartamento un'agendina rossa con la scritta "Lavazza", che poi venne restituita dalla polizia alla famiglia della Cesaroni pensando che fosse un oggetto personale di Simonetta. La famiglia della ragazza non riconobbe però l'agenda tra gli oggetti di prorietà della ragazza e la restituì alla polizia.

"Gli atteggiamenti anomali di Pietro Vanacore e di sua moglie hanno contribuito a depistare le indagini per 20 anni - ha concluso il pm -. Il comportamento anomalo della moglie ovvero la riluttanza nel non dare le chiavi alla polizia, l'agitazione di Volponi che era stato informato da Vanacore, spiega le menzogne di Caracciolo anche lui informato. Queste persone dovranno chiarire in aula".

"Storia delle chiavi già chiarita"
"In base a quale elemento il pm può dire che la porta era socchiusa? Da dove esce fuori? Penso che la questione delle chiavi sia stata chiarita all'epoca del proscioglimento di Vanacore. Non conosco questa nuova impostazione accusatoria. Loro avevano un mazzo di chiavi per fare le pulizie, non avevano bisogno di servirsi di un mazzo di scorta". Così il difensore della famiglia Vanacore, Antonio De Vita, risponde alle parole pronunciate in aula dal pubblico ministero. "A me, come difensore della famiglia Vanacore, non è stato comunicato nulla - ha precisato -. Sento per la prima volta da voi questa ricostruzione. Come si fa a dire che la porta era aperta? Se devono essere fatte nuove contestazioni, il dibattimento non è la sede opportuna. I Vanacore dopo quanto accaduto nei giorno scorsi non stanno bene e ho fatto presente alla corte il motivo della loro assenza".

Altra lettera di Vanacore
"Senza nessuna colpa, né mia né della mia famiglia, ci hanno distrutti nel morale, nell'immagine e tutto il resto. Lo porteranno sulla coscienza". Queste le ultime parole scritte da Pietro Vanacore, in corsivo, su un foglio nascosto sotto uno dei biglietti, entrambi in stampatello, che l'ex portiere dello stabile di via Poma ha lasciato nella sua auto prima di uccidersi a Torre Ovo di Torricella.

Di questo particolare, finora inedito, parla il settimanale tarantino Wemag, che mostra anche una foto nella quale si intravede lo scritto di Vanacore. La lettera - scrive il periodico - era sfuggita ai pochi presenti prima che la vecchia Citroen Ax dell'ex portiere dello stabile di via Poma venisse rimossa. Finora si aveva notizia soltanto degli altri due scritti - di analogo tenore - recuperati dagli investigatori: "20 anni perseguitati senza nessuna colpa" e "20 anni di sofferenza e sospetti portano al suicidio".


Ultimo aggiornamento ore 17:12


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