Ci sono altri due indagati per la scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario del Vaticano, sparita a Roma il 28 giugno 1983. Si tratta di Angelo Cassani, detto "Ciletto", e Gianfranco Cerboni, noto come "Giggetto". Sono iscritti per sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dalla morte dell'ostaggio. Mercoledì, era stato indagato per gli stessi reati Sergio Virtù, autista del boss della Magliana, Enrico De Pedis.

Cassani, 49 anni, e Cerboni, 47, in particolare, erano vicini al boss della Magliana, Giorgio Paradisi (morto di malattia in carcere nel 2006), a sua volta 'braccio operativo' di 'Renatino'. Interrogati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Simona Maisto, i due (ora indagati a piede libero) hanno ammesso di aver conosciuto Paradisi negli anni Ottanta ma hanno fermamente negato di conoscere De Pedis e di aver avuto a che fare con la scomparsa della quindicenne vaticana.
La procura di Roma, invece, è convinta che Cassani e Cerboni, che ha pure disconosciuto il soprannome 'Gigetto', abbiano pedinato Emanuela Orlandi qualche giorno prima del sequestro. I due - è la tesi dei magistrati - potrebbero aver avuto un ruolo attivo anche nel rapimento. Non solo, ma assieme a un terzo soggetto, ancora da identificare, Cassani e Cerboni costituivano una sorta di 'manovalanza' al servizio di Paradisi.
Il fratello della Orlandi: "Siamo contenti"
"E' una notizia positiva perché significa che i pm stanno continuando a lavorare con impegno. Dopo 26 anni non è facile": Pietro Orlandi, il fratello il Emanuela, commenta così l'iniziativa della procura di indagare per l'omicidio della ragazza vaticana Sergio Virtù, indicato come l'autista del boss della banda della Magliana Enrico 'Renatino' De Pedis. "Se questa persona è davvero implicata - spiega Pietro Orlandi - potrebbe identificare il sacerdote al quale, secondo il racconto dell'ex amante di De Pedis Sabrina Minardi, Emanuela fu consegnata". Il fratello della giovane, comunque, non nasconde i dubbi relativi alla ricostruzione dei fatti fornita dalla donna ai magistrati della Procura di Roma.
"Non capisco i passaggi - dice -. Subito dopo il sequestro Emanuela sarebbe stata vista con Virtù nella zona del laghetto dell'Eur, poi portata a Torvajanica, qualche mese dopo consegnata a un sacerdote dopo essere stata prelevata in un bar nella zona del Gianicolo, e infine gettata in una betoniera. Oggi, poi, ho sentito anche che Emanuela potrebbe essere stata rapita e uccisa dopo qualche ora. Ventisette anni finiti così, in due ore...".

Ultimo aggiornamento ore 19:07
