Il corpo di un uomo fatto a pezzi è stato trovato nel Naviglio pavese, a Milano. I pezzi del cadavere erano divisi in sacchetti di plastica. Si tratta di Giovanni Schubert, titolare di una nota galleria d'arte in via Visconti di Modrone, a Milano. La sua scomparsa era stata denunciata poco prima del ritrovamento dal genero. Un 36enne suo collaboratore, fermato, ha confessato l'omicidio, commesso per questioni d'affari.

Il fermato è Matteo Chigorno, 36enne, mercante d'arte in affari con Shubert, interrogato dal pm di turno: è stato lo stesso fermato a indicare il luogo dove trovare il corpo del gallerista. L'omicidio è avvenuto per motivi di interesse. Schubert sarebbe stato ucciso a mani nude. Su di lui si è abbattuta la furia del commerciante d'arte: pugni, calci, fino ad ucciderlo. Poi, una volta resosi conto di quello che aveva fatto, ha ridotto a pezzi il corpo, cercando di nasconderlo nelle acque di una canale accanto al Naviglio.
Giovanni Schubert, 76enne titolare della galleria "Arte Borgogna", era rimasto coinvolto, e poi assolto, nell'ambito di un'operazione dei carabinieri che avevano sgominato un'organizzazione specializzata nella contraffazione di dipinti di noti artisti, tra cui Mario Schifano e Mario Sironi. Il gallerista milanese, che fu arrestato con altre due persone, era accusato di aver allestito mostre antologiche di noti artisti con quadri contraffatti, presentandole con eleganti depliant illustrativi.
Le indagini erano scattate dopo il sequestro di numerosi quadri presentati ad una mostra su Schifano, allestita nella Reggia di Caserta, da uno degli arrestati. Le accuse erano poi cadute durante il dibattimento.
Il corpo buttato dentro cinque sacchetti
Il cadavere fatto a pezzi dell'anziano gallerista Giovanni Schubert è stato ritrovato in cinque o sei pesanti sacchetti depositati sul fondo del Naviglio in Alzaia Pavese all'altezza di via Gattinara, quasi al confine tra Milano e Rozzano. A ripescarli, in un punto in cui il Naviglio è profondo da uno a due metri, sono stati i sommozzatori dei Vigili del Fuoco intervenuti intorno 12.30 su richiesta della polizia, giunta sul posto circa 15 minuti prima. I sommozzatori si muovevano in base alle indicazioni fornite "in diretta telefonica" dal 36enne in stato di fermo negli uffici della Squadra Mobile con l'accusa di aver assassinato il gallerista.
"Mio padre lo considerava un figlioccio"
Il delitto ha sconvolto la famiglia del gallerista non solo per l'efferatezza, ma anche perché a commetterlo è stato un amico. "Mio padre - dice in lacrime la figlia Costanza al Corriere della Sera - era buono come il pane, era un vero mecenate che ha sempre lavorato per le cose belle". Ma tra lui e Chigorno c'erano contrasti: il 36enne, che proprio da Schubert aveva imparato il mestiere, pretendeva più soldi per una questione di affari, e per questo è arrivato all'omicidio. "E pensare - prosegue la figlia del gallerista - che mio padre lo considerava un figlioccio...".

Ultimo aggiornamento ore 08:45
