Un maxiriciclaggio di denaro sporco, per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro, è stato scoperto dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza: 56 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Roma, tra Italia ed estero. Tra i destinatari dei mandati d'arresto l'ex ad di Fastweb, Silvio Scaglia, e gli ex vertici dell'azienda. Richiesta di arresto per il senatore Nicola Di Girolamo, eletto per il Pdl all'estero.

L'accusa per gli indagati è associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali acquisiti illegalmente attraverso un articolato sistema di frodi fiscali. Alcuni indagati sono stati arrestati negli Usa, in Inghilterra e in Lussemburgo. L'organizzazione criminale transnazionale individuata dal Ros e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf riciclava centinaia di milioni di euro tramite una rete di società appositamente costituite in Italia e all'estero.
Enorme il giro d'affari complessivo, se si pensa che i capitali illeciti provenivano da una serie di operazioni commerciali fittizie di compra-vendita di servizi di interconnessione telefonica internazionale per un valore complessivo di oltre 2 miliardi di euro.
Per realizzare la maxi-operazione di riciclaggio gli arrestati si sono avvalsi di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, tutte controllate dall'organizzazione stessa.
"Arrestate Di Girolamo"
Gli inquirenti hanno chiesto l'arresto del senatore Nicola Di Girolamo, coinvolto nell'inchiesta sul riciclaggio dei Ros. L'accusa è di violazione della legge elettorale "con l'aggravante mafiosa", in relazione alla sua elezione con il voto degli italiani residenti all'estero. Nel giugno 2008 il gip di Roma aveva chiesto gli arresti domiciliari per Di Girolamo, chiedendo l'autorizzazione all'arresto alla Giunta delle Immunità parlamentari del Senato. Ma il 24 settembre 2008 il Senato ha negato l'autorizzazione e la Giunta per le Elezioni ha avviato una verifica del possesso dei requisiti per l'eleggibilità da parte di Di Girolamo. Al termine della verifica la Giunta ha richiesto al Senato l'annullamento della sua elezione. Il 29 gennaio 2009 il Senato ha deciso di rinviare gli atti alla Giunta delle Elezioni "affinché la prosecuzione dell'attività di verifica fosse subordinata all'esito processuale passato in giudicato". In base alle accuse, l'elezione di Di Girolamo doveva servire all'organizzazione criminale per spostarsi, senza problemi nell'ambito delle attività transnazionali di riciclaggio.
La 'Ndrangheta, tramite emissari calabresi mandati in Germania, soprattutto a Stoccarda, avrebbe messo le mani sulle schede bianche per l'elezione dei candidati al Senato votati dagli italiani residenti all'estero e le avrebbero riempite con il nome di Nicola Di Girolamo. "Sponsor" di questa operazione di supporto nell'elezione del parlamentare, sarebbe stato l'imprenditore romano Mokbell, coinvolto anche lui dell'operazione "Phunchard-Broker". Mokbell, in passato, aveva fondato il movimento Alleanza Federalista del Lazio e poi un partito federalista.
Di Girolamo: "Roba da fantascienza"
"Stanno cercando di mettermi sulla croce. E' roba da fantascienza. Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore". Così il senatore Nicola Di Girolamo ha commentato le notizie che lo chiamano in causa per riciclaggio e violazione della legge elettorale. '"Domattina terrò una conferenza, probabilmente in Senato. Sono trasecolato", ha aggiunto subito dopo essere rientrato in Italia.
Mandato d'arresto per Scaglia
I magistrati hanno inoltre emesso un mandato di arresto per Silvio Scaglia, ex amministratore delegato di Fastweb, e per gli ex vertici dell'azienda. Scaglia è attualmente ricercato, poiché si trova all'estero. Oltre a Scaglia, tra le 56 misure di custodia cautelare (52 custodie cautelari in carcere e 4 arresti domiciliari) ci sono anche quelle che riguardano altri alti funzionari e amministratori della società "Sparkle" (controllata al 100% da Telecom) e "Fastweb" che sarebbero stati compiacenti nel favorire le operazioni di riciclaggio dell'organizzazione criminale.
In particolare il riciclaggio ha provocato un danno allo Stato italiano di oltre 365 milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell'iva attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per più di un miliardo e 800 milioni di euro da parte di "primarie società di telecomunicazioni". Le operazioni commerciali fittizie hanno riguardato la commercializzazione di schede prepagate che, tramite un codice, avrebbero dovuto consentire l'accesso a un sito internet di contenuti tutelati dal diritto di autore e in realtà inesistenti. La secondo operazione fittizia riguardava la commercializzazioni di servizi (del tipo "contenuti per adulti"), da realizzare attraverso traffico telematico rivelatosi, anche in questo caso, inesistente.
Scaglia: "Pronto per essere interrogato"
Silvio Scaglia, ex amministratore delegato di Fastweb, si trova al momento all'estero per lavoro. Ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. L'imprenditore, ricercato per riciclaggio, riafferma comunque - in una nota - la sua estraneità a qualunque reato.
Swisscom: "Le accuse erano già di pubblico dominio"
"Swisscom sapeva delle accuse di riciclaggio e frode fiscale contro Fastweb quando la comprò nel 2007, e sapeva dei rischi a cui andava incontro''. A sostenerlo è il capo ufficio stampa dell'azienda telefonica elvetica, Josef Huber, il quale ha aggiunto che le accuse contro la società italiana erano di "dominio pubblico".

Ultimo aggiornamento ore 23:39
