L'ex primario di cardiochirurgia di Padova Dino Casarotto è stato assolto con formula piena dalla Corte d'appello di Venezia dall'ipotesi di omicidio colposo per le morti di pazienti dovute alle cosiddette valvole killer. In primo grado Casarotto era stato condannato a 5 anni e 9 mesi. In prescrizione anche le accuse di corruzione, anche per gli altri imputati. I giudici hanno anche annullato il risarcimento dato in primo grado ai parenti delle vittime.

Oltre all'assoluzione del professore Casarotto, i giudici del secondo grado hanno inoltre stabilito il non luogo a procedere per i reati di corruzione, andati in prescrizione per tutti i sette imputati, inclusi l'imprenditore padovano Vittorio Sartori e il suo braccio destro Giovanni Albertin, che commercializzavano le valvole brasiliane "Tri technologies". La sentenza è stata emessa dopo 9 ore di camera di consiglio.
Per i familiari delle vittime non è stato previsto inoltre alcun risarcimento su provvisionale come invece aveva stabilito in primo grado il Tribunale di Padova (4 milioni e mezzo di euro). Nella sentenza del maggio 2008, il prof. Casarotto, ex responsabile del centro Gallucci di Padova, era stato condannato per corruzione, omicidio colposo e lesioni colpose. Per gli stessi reati erano stati giudicati colpevoli anche Sartori (aveva avuto 5 anni e 4 mesi) e Albertin (4 anni e 10 mesi).
Con altri otto imputati, i tre erano accusati a vario titolo della morte di Antonio Benvegnù ed Enzo Barbetta e delle lesioni riportate, in seguito all'impianto di protesi difettose, da altri pazienti poi fatti rioperare. Sia per Benvegnù che per Barbetta, l'autopsia aveva rivelato che il decesso era avvenuto per la rottura delle valvole cardiache. Secondo l'impianto accusatorio, Sartori e Albertin avrebbero offerto tangenti ai primari di Padova e Torino in cambio dell'acquisto delle valvole 'Tri technologies' prodotte in Brasile: a Torino l'allora primario delle Molinette Michele Di Summa venne assolto dall'accusa di omicidio colposo. Lì i morti furono 7, mentre altre 21 persone si fecero rioperare.

Ultimo aggiornamento ore 00:21
