"E' probabile che ci sia stato un epilogo tragico, la cerchiamo, speriamo di trovarla viva". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D'Alterio, parlando della scomparsa di Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia di cui si sono perse completamente le tracce a Milano dallo scorso novembre. La donna nella prima metà degli anni '90 ha vissuto con Carlo Cosco, boss ritenuto affiliato alla 'ndrangheta.

L'uomo, 40 anni, è stato arrestato dai carabinieri, assieme ad un complice, Massimo Sabatino, campano, di 37 anni, con l'accusa di essere il mandante del sequestro dell'ex compagna tentato a maggio a Campobasso dove la donna risiedeva.
Il riparatore di elettrodomestici che si era presentato nella casa della donna sarebbe proprio Sabatino, individuato grazie alle impronte digitali, mentre il sequestro lo avrebbe ordinato Carlo Cosco, allo scopo di bloccare le rivelazioni di Lea Garofalo (collaboratore di giustizia dal 2002) sulle sue presunte attività legate alla 'ndrangheta calabrese.
Lea Garofalo è scomparsa a Milano il 24 novembre dell'anno scorso, dopo aver lasciato la figlia con alcuni parenti. A denunciarne la scomparsa era stato l'ex convivente che doveva accompagnarla alla stazione. Gli inquirenti sono ora a caccia delle prove per accertare se il tentativo di sequestro andato a vuoto a Campobasso sia andato a buon fine a Milano. Di fatto, nei giorni in cui Lea Garofalo e la figlia soggiornavano a Milano, in città si trovavano anche Carlo Cosco e Massimo Sabatino.
"I due saranno interrogati - ha aggiunto il procuratore della Dda di Campobasso - è ovvio che sono i principali indiziati".

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