E' morto nella sua casa di Cortina d'Ampezzo Lino Lacedelli, l'alpinista che insieme ad Achille Compagnoni conquistò il K2 il 31 luglio 1954. Lacedelli avrebbe compiuto 84 anni il 4 dicembre. Malato da tempo, l'estate scorsa aveva subito un intervento cardiaco e non si era più ripreso neppure dopo una lunga riabilitazione. Proprio motivi di salute gli impedissero di partecipare ai funerali di Compagnoni, deceduto il 13 maggio a 94 anni.
La sua vita da scalatore inizia presto: a 14 anni si arrampicata sulle Cinque Torri, sopra a Cortina d'Ampezzo, dopo essere sfuggito alla custodia del padre. Il 18 agosto 1951, insieme a Luigi Ghedina, compì la prima ripetizione della via Bonatti sulla parete est del Grand Capucin. Walter Bonatti contesta però questa ripetizione, documentandone i motivi nel suo libro Montagne di una vita.
Sulla vetta del K2 nel 1954
Ma la sua grande avventura è datata 31 luglio 1954 quando, insieme alla guida valtellinese Achille Compagnoni, raggiungere la vetta del K2. L'anno prima viene convocato da Ardito Desio per la spedizione italiana al K2. Nella relazione ufficiale Desio scriverà di lui: "celibe, 29 anni, di Cortina d'Ampezzo. Alto 1.78 m; professione idraulico, guida alpina e maestro di sci...". Il traguardo assoluto degli 8611 metri gli procurò tuttavia numerosi congelamenti alle dita delle mani e la conseguente amputazione di un pollice.
Nonostante questa menomazione, proseguì una notevole carriera alpinistica, aprendo numerose vie nuove e partecipando a numerose spedizioni di soccorso. Nel 2004 partecipò alla spedizione degli Scoiattoli di Cortina al K2, in occasione del cinquantenario della prima salita. In quest'occasione arrivò fino al campo base, dove rese omaggio alla tomba del compagno Mario Puchoz.
La polemica
La scalata del K2 fu seguita da una polemica: nella sua relazione Desio sosteneva che la vetta fosse stata raggiunta senza maschere di ossigeno. Lacedelli e Compagnoni riferirono di averlo terminato a quota 8.400 m. Ma le foto poi pubblicate sull'annuario svizzero "Berge der Welt" del 1955 dimostrarono invece che l'ossigeno era stato da entrambi utilizzato fino in vetta. La vicenda venne chiarita nel 2004 dal Club Alpino Italiano che riconobbe ufficialmente la versione di un altro alpinista membro della spedizione: Walter Bonatti. Quest'ultimo scrisse che le bombole vennero utilizzate dai due compagni fino alla vetta e che lo lasciarono senza ossigeno a passare la notte all'addiaccio insieme a Mahadi, a una quota e a temperature impossibili.
Nel 2004 Lacedelli è stato insignito dal Presidente della Repubblica Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Messner: "Arrampicatore eccellente"
"Lino Lacedelli non entrerà nella storia dell'alpinismo solo come conquistatore del K2 assieme a Achille Compagnoni, ma anche come uno dei più grandi arrampicatori": lo ha detto Reinhold Messner. Poi, prosegue: "Lacedelli ha contribuito alla ricostruzione psicologica dell'Italia nel dopoguerra. Per gli italiani, che avevano sofferto molto durante la guerra, la conquista del K2, la seconda cima del mondo e forse quella più difficile, è stato - secondo Messner - un vero e proprio toccasana per l'autostima dell'intero popolo".
Ultimo aggiornamento ore 14:41
