E' fitto di mistero lo scandalo che riguarda Piero Marrazzo: i carabinieri sono alla ricerca del video integrale girato in casa del transessuale nel quale è stato ripreso il governatore del Lazio. E poi, secondo il giornalista di Oggi che ha visto il "promo" del filmato, ci sarebbe da spiegare la presenza in casa di mazzette da 500 euro e la loro provenienza. Intanto Marrazzo parla e in lacrime chiede scusa: "Mi hanno ammazzato, ma non sono morto".

Il giornalista, il video promo e le mazzette
L'inviato del settimanale Oggi, Giangavino Sulas, è stato uno dei primi a vedere il video scandalo. Il due settembre è stato accompagnato dai carabinieri, poi arrestati (ma non si erano presentati come militari), nei pressi di via Gradoli dove abita il trans Natalì. Qui viene portato in un appartamento dove su un pc vede il minuto e mezzo che serviva per "ingolosire" i media. Marrazzo vestito con un camicione bianco praticamente sconvolto, la cocaina sul tavolo e poi, la cosa che più ha "incuriosito" il reporter: "Delle fascette piene di banconote da 500 euro. Mazzette belle alte, mi ricordo bene del valore perché erano viola".
L'uso dell'auto di servizio
Nel video girato, quello che testimonierebbe l'incontro tra Marrazzo e il trans conosciuto con il nome di Natalie, avrebbe anche un breve fermo immagine che riprenderebbe l'auto di servizio del presidente. Nell'inquadratura del video si vedrebbe appunto l'auto blu e, ben visibile, anche la targa. Quelle che seguono poi sono le brevi riprese interne con l'incontro tra Marrazzo e il transessuale. E sembra anche emergere che il governatore si sarebbe recato più volte in via Gradoli con l'auto di servizio facendosi lasciare però ad alcune centinaia di metri per poi proseguire a piedi verso l'appuntamento.
"Mi hanno ammazzato ma non ucciso"
"Ho sbagliato. In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo". In una intervista al quotidiano La Repubblica Piero Marrazzo ammette tutto ma non di essere stato ricattato, nemmeno politicamente. Dal giorno dell'irruzione, dice Marrazzo "E' calato il silenzio. Io ho bloccato gli assegni ma nessuno ha provato ad incassarli. Ho detto: è andata. Ma avevo ancora una paura fottuta. Temevo che una violenta incursione nella mia sfera privata potesse rovinare tutto. Così ho taciuto fino al 21 ottobre quando sono stato convocato dal giudice".
E sul perché ha mentito anche quando la storia stava diventando di dominio pubblico Marrazzo aggiunge: "C'era stato un impegno tra uomini delle istituzioni a rispettare il segreto istruttorio. Io l'ho fatto, altri hanno violato il patto d'onore. Mi sono sospeso da presidente della Regione e dal Pd". Nel corso dell'intervista l'ex governatore del Lazio, tra le lacrime, spiega di essere crollato quando ha visto gli occhi di sua figlia di otto anni. "Io sono cattolico e arrivo ad ammettere che ho peccato, ma un monsignore molto importante diceva: "In chiesa si può entrare anche attraverso un peccato". E io ho sbagliato. Ma sa quando ho toccato il fondo? Quando ho visto gli occhi di mia figlia di otto anni sconvolti l'altra sera mentre guardava alla tv un servizio sul caso Marrazzo. E quando si è messa ad urlare chiedendo della madre...".
Pdl pronto a iniziative legali
Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha incontrato un gruppo di parlamentari del Lazio in seguito al caso Marrazzo. Nel corso della riunione alcuni esponenti del Pdl si sono detti pronti "anche a iniziative legali per denunciare il palese abuso dell'istituto della sospensione, che verrebbe commesso da Marrazzo". E se il governatore "dovesse esibire un certificato medico, denunceranno i responsabili di una illegalità così grave".
Ultimo aggiornamento ore 16:17


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