"Per ora non abbiamo ritenuto ipotizzare provvedimenti come quello milanese. Abbiamo preferito agire su un altro versante, responsabilizzare i gestori dei locali". A parlare è Dino Gasperini, consigliere delegato al centro storico del Comune di Roma, che in un'articolo pubblicato oggi da Il Messaggero illustra i punti della "via romana" al divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni. A cominciare da una sorta di patente a punti per i locali.
Il 22 giugno, infatti, è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra Campidoglio, Confesercenti e Confcommercio che prevede alcune nuove regole per i gestori, oltre quella - già scritta nel codice penale - di non vendere alcolici ai minori di sedici anni. "Siamo andati oltre - spiega Gasperini -: i locali notturni si sono impegnati a far lavorare dietro i banconi solo i baristi che hanno più di 18 anni, così sono penalmente perseguibili se vendono alcolici a chi è troppo giovane". Gli esercizi che hanno aderito al patto hanno una sorta di patente a punti: se vengono riscontrate troppe violazioni, perdono il diritto di restare aperti fino a notte fonda.
Un altro degli strumenti che Roma utilizza contro gli effetti collaterali dell'alcol è quello di vietarne la vendita in bottiglie di vetro. Il provvedimento però, chiesto con forza dai residenti dei quartieri della cosiddetta movida, viene facilmente aggirato perché i giovani portano le bottiglie da casa o le acquistano nei locali dei quartieri non interessati dal divieto. "Ormai - raccontano al quotidiano dal 118 - il fenomeno nuovo è quello delle ragazzine, che bevono quanto i loro coetanei maschi".
