Un ventinovenne napoletano con precedenti è stato fermato con l'accusa di essere uno dei componenti del commando che, la sera del 26 maggio, scatenò l'inferno alla stazione della Cumana di Montesanto. Nella sparatoria venne ucciso Petru Birladeanu, musicista rom di 33 anni che si esibiva con la sua fisarmonica in stazione. Nei confronti del 29enne è stato emesso un provvedimento di fermo per concorso in omicidio volontario.
Marco Riccio, 29 anni, imparentato con alcuni esponenti della camorra dei Quartieri Spagnoli, non è accusato di aver materialmente esploso i colpi di pistola, ma di far parte del commando, composto da otto sicari, protagonista del raid.
La famiglia Riccio era legata un tempo al clan Mariano ma di recente si sarebbe alleata ai rivali del clan Sarno. Il raid sarebbe stato stato realizzato dai Sarno e dai suoi alleati, che intenderebbero estendere il proprio potere nella zona del centro antico e in particolare nei Quartieri Spagnoli, proprio per intimidire i Mariano, famiglia "storica" della camorra dei Quartieri. La sparatoria è avvenuta proprio sotto la casa del boss Salvatore Mariano
Riccio è stato identificato non dalle riprese della telecamera della stazione, che recentemente sono state diffuse dai media, bensì dalle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari. Per una volta, quindi, il muro di omertà che protegge le attività della camorra sarebbe stato spezzato da persone che non si sarebbero fatte condizionare dai malviventi.
L'uomo fu colpito accidentalmente e morì accasciandosi tra i tornelli sotto gli occhi della moglie Mirela che urlava disperatamente aiuto e nella totale indifferenza della gente che timbrava il biglietto o parlava al telefono.
