La Squadra mobile di Palermo ha fatto luce su un omicidio commesso nel 2000 nel Palermitano. Si tratta del commerciante Giampiero Tocco, 38 anni, che fu prelevato in una strada di Terrasini e non fece mai più ritorno a casa. Per quell'omicidio ordinanze di custodia cautelare per omicidio e sequestro di persona, sono state ora notificate in carcere ai boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo, di 67 e 34 anni, e al 49enne Damiano Mazzola, di Cinisi.
La figlia di Giampiero Tocco, allora minorenne, denunciò agli inquirenti che il genitore era stato prelevato in una strada di Terrasini da falsi appartenenti alle forze dell'ordine che simulavano un controllo. Ordinanze di custodia cautelare sono state notificate in carcere ai boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo e a Damiano Mazzola. Contestati ai tre dalla procura di Palermo i reati di sequestro di persona e omicidio.
Secondo il racconto dei pentiti, Giampiero Tocco sarebbe stato sequestrato dai mafiosi e condotto in un'abitazione di Torretta dove i boss lo interrogarono relativamene a un omicidio avvenuto qualche tempo prima a Cinisi: l'assassinio di Giuseppe Di Maggio, figlio del boss Procopio. Tocco, secondo i pentiti, sarebbe stato prima strangolato e poi sciolto nell'acido.
Secondo i collaboratori di giustizia, Giampiero Tocco, che venne sospettato dal clan mafioso dei Lo Piccolo di avere svolto un ruolo nella scomparsa di Giuseppe Di Maggio, avvenuta qualche settimana prima a Cinisi, fu sottoposto a un pressante interrogatorio condotto in prima persona dall'allora latitante Salvatore Lo Piccolo che in quel periodo - ha detto il procuratore aggiunto Antonio Ingroia - "stava scalando le gerarchie mafiose di Cosa nostra in Sicilia". "Lo sai chi sono io?", chiese Lo Piccolo a Tocco. Quest'ultimo abbassò la testa e disse "Sì, so chi è lei e ne sono onorato".
Lo Piccolo chiese notizie circa la scomparsa di Di Maggio e Tocco rispose: "Fu deciso da persone che stanno molto in alto". A quel punto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lo Piccolo sospese l'interrogatorio allargando le braccia. Giampiero Tocco poco dopo venne strangolato e il cadavere trasportato nelle campagne di Carini in un terreno di un indiziato mafioso, in contrada Dominici, quindi infilato e sciolto in un fusto pieno d'acido per farne sparire le tracce.
La figlia disegnò l'agguato
Testimone del rapimento la figlia di Tocco, all'epoca di soli sette anni, in macchina con lui al momento del sequestro e lasciata nell'autovettura da sola. La piccola ha ricostruito la dinamica del rapimento in un disegno fatto per gli investigatori che stavano facendo luce sulla scomparsa del padre ordinata per dare una risposta immediata all'omicidio del figlio del boss.
Con gli arresti è stato "inferto un altro duro colpo all'impunità del gruppo mafioso facente capo a Salvatore e Sandro lo Piccolo", ha commentato il procuratore aggiunto Antonio Ingroia che, insieme al capo della Mobile di Palermo Maurizio Calvino, ha spiegato: "Quando scomparve dalla circolazione Giuseppe Di Maggio, detto Peppone, fratello di Gaspare Di Maggio, ritenuto il capo del clan mafioso di Cinisi, il gruppo dei Lo Piccolo si mise in moto per scoprire chi avesse organizzato l'azione criminosa". Il boss Salvatore Lo Piccolo, ha proseguito il dirigente della Mobile, dispose che una serie di 'uomini d'onore' individuassero coloro che avevano attirato in un tranello Di Maggio.
Secondo la ricostruzione degli investigatori per settimane furono controllati tutti i movimenti della vittima e la mafia palermitana decise di sequestrarlo tra la macelleria di Terrasini e il lungomare che dallo stesso paese conduce a Marina di Cinisi. Pulizzi e Briguglio effettuarono appostamenti e raccolsero notizie circa le abitudini del commerciante. La sera del 26 ottobre del 2000 Tocco alla guida di una station wagon fu fermato a un finto posto di blocco di falsi poliziotti. La figlia fu lasciata in macchina mentre Tocco fu caricato su una vecchia Fiat Uno con lampeggiante e ucciso quella stessa notte.
